È nato il #royalbaby! Su Twitter l’hashtag friggeva ormai da giorni, e alla fine eccolo per davvero: è un maschietto! Kate lo ha dato la luce alle 16,24 e pesa quasi 3,8 chili.

Accolto da una Londra in delirante giubilo e ben 104 colpi (a salve) di cannone, il piccolo reale non ha ancora un nome. Ho appena scoperto che per svelarlo al mondo, il neo bebè, terzo in linea di successione al trono dopo Carlo e il suo papà, ci farà aspettare diversi giorni.? Carlo ci mise un mese intero, non si capisce poi bene perché, ma viene da pensare che i reali possano permettersi il grande lusso dell’indecisione e di creare una suspence senza precedenti.

Nei giorni scorsi abbiamo seguito un po’ l’attesa del royalino sulle pagine social di Paper, condividendo le informazioni dei media, e mi sono divertita a seguire le reazione di follower e fan su Twitter e Facebook.

In molti cinicamente ci hanno risposto con delle sonore e poco rispettose manifestazioni gergali volte a sottolineare il loro totale disinteresse al tema.

Vero è che in effetti nel 2013 non può non colpire un interesse mediatico tanto diffuso, gridato, pubblicizzato e speculato come quello per questo bebè che in fondo, pur rappresentando l’ulteriore splendida manifestazione del miracolo della vita, è pur sempre un’unica singola vita.? Perfino i suoi nonni materni che, ormai si sa, hanno allevato Kate a immagine e somiglianza della donna ideale di William, non si sono lasciati scappare la splendida occasione di fare una linea di gadget “royal baby” da vendere online.? Ok, è un principe, lo so, ma inizialmente, per pochi secondi, ho faticato a capire l’attenzione di tutto un mondo costantemente alle prese con guerre, crisi economiche, devastazioni naturali e carestie verso un bambino non ancora nato.

La risposta è come sempre, parafrasando Kit De Luca, l’amica di Vivian, in Pretty Woman: “Quella gran culo di Cenerentola”.

Eh sì, perché vanno bene i reali, la grande Inghilterra, la monarchia, le tradizioni ma credo che – parer mio per carità – la vera ragione per cui tutti, ma soprattutto tutte noi, seguiamo le vicende di una creaturina che fino a poche ore fa nemmeno esisteva, è la stessa elementare e banalotta per cui mia figlia di quattro anni legge le favole delle principesse.

Tutti vogliamo la favola, tutti viviamo per la favola, anche se non ci crediamo, anche se non lo ammetteremo mai, anche se da persone mature quali siamo troviamo ridicolo buttare 12 mila sterline per far nascere un bambino in un ospedale a sei stelle. Prima, mentre guardavo l’araldo in carne ed ossa, vestito proprio come quello che andò a casa di Cenerentola per riportarle la scarpetta di cristallo, che annunciava la nascita del “baby Cambridge” ho provato la stessa sensazione di brividino che ho provato osservando altre scene topiche della mia esistenza: la fine di Ufficiale e gentiluomo quando un Richard in bianco, cadetto al top del suo splendore, prende in braccio l’operaia Paula e se la porta via e sempre la fine di The Body Guard, quando Whitney non ce la fa e ferma in corsa il suo aereo privato per lanciarsi fra le braccia di Kevin e dargli un ultimo strepitoso bacio.

Tanto inverosimile, quanto desiderabile.

Ora, io lo so che il mondo va a rotoli e che forse Kate e William non si amano davvero, che l’amore per sempre non esiste, che è assurdo che i media diano tanta attenzione alla nascita di un bebè e che i fatti di cronaca sono altri, ma continuare ad alimentare il mito delle favole è fondamentale per farci continuare a credere e quindi a perseguire ciò in cui crediamo.? Quando da piccola chiesi a mia mamma se Babbo Natale esisteva davvero, lei mi rispose: “Babbo Natale esiste per chi ci crede”. ?Credo che per l’amore valga lo stesso, ma questo non lo rende meno vero.

Considerando poi l’attenzione mondiale verso questo principino azzurro, le favole vanno ancora un sacco di moda e questa non può essere che una bella notizia.