Che Instagram sia il social più amato dal mondo del fashion e dello star system, già lo sapete.

Quell’Instagram che ha sdoganato la moda dei selfie, e fatto sì che la duckface diventasse un innovativo rimedio antirughe, così da costringere tutti i muscoli facciali a regalarci un adeguato livello di figaggine; quell’Instagram che ha lanciato la mania del #foodporn grazie a fashion blogger, it-girl, influencer, Biancaneve e tutti i sette nani, che fotografano ogni pasto (e pure quello del vicino di casa) della loro giornata, suscitando l’invidia di noi comuni mortali, che siamo costretti a portare il baracchino da casa – lo chiamo così perché sono piemontese ne, magari voi la conoscete meglio come schiscetta – , per mangiare verdura bollita e tonno in scatola (propongo di candidare il tonno in scatola alle nomination per la migliore pietanza riempi stomaco dello studente universitario), o un triste toast freddo, perché manco più il formaggio che cola fuori dalle fette di pane è una sicurezza nella vita; e infine, quell’Instagram che ha reso l’abbinata skinny jeans-risvoltino con calzino a vista-stringate, uno dei soggetti più fotografati in assoluto, tanto da fare una bella pernacchia a Marilyn Monroe e compagnia bella.

instagirls-img-1

Perché Instagram, con i suoi quattrocento milioni di fruitori mensili, sta percorrendo senza alcun ripensamento la via già ben spianata dal suo fratello maggiore, Facebook, che a oggi registra circa un miliardo e mezzo di utenti al mese (della serie, Mark Zuckerberg proprio sciocco non è).
In altri termini, fatevene una ragione: se non siete su Instagram siete dannatamente out.

instagirls-img2

Perfino la casa di moda parigina per eccellenza, Chanel, non è riuscita a resistere a codesto sfavillante mondo, fatto di paesaggi bucolici e sederi super sodi. Eppure è arrivata tardi, già. Perché nel lontano 2011, un’ingenua ragazza di nome Chanel Bonin aprì il suo account Instagram registrandosi come @chanel e così, qualche tempo dopo, l’iconico brand fu costretto a utilizzare l’assai meno fascinoso nickname @chanelofficial. E voi direte, pazienza, perché anche la nostra Coco – che sempre ci guidi verso la strada dell’eleganza e del buon gusto – se ne sarà fatta una ragione, mentre osserva queste disquisizioni dal suo paradiso fatto di jersey e perle, fumando con molta nonchalance una sigaretta. Invece no, perché Chanel ha sfoderato tutti i suoi avvocati in doppio petto, per fa sì che (l’altra) Chanel chiuda il suo account Instagram.

instagirls-img3

Non c’è tanto da stupirsi, perché ormai i tempi in cui le modelle sfilavano con abiti unici d’haute couture, con tanto di cartellino con su scritto il numero della collezione, sono passati da un bel po’. Instagram è un potentissimo mezzo di comunicazione, nonché di marketing; perché la nuova generazione delle Instagirls, grazie all’inimmaginabile quantità di followers e a una studiata – anche se sinceramente non so fino a che punto – strategia pubblicitaria, sono a oggi le più efficaci sponsor che qualsiasi firma dell’alta moda, e non solo, possa desiderare.

D’altra parte, il loro mestiere è apparire. I guadagni per una foto sponsorizzata vanno dai 500 ai 250mila euro e sì, lo so, a questo punto sarete scandalizzati e anche un po’ invidiosi, perché vi starete domandando «queste sono pagate così tanto per indossare vestiti firmati (regalati) e pubblicare, senza particolari sforzi, alcune loro foto sui profili social?». Ebbene sì, e non hanno neanche – che io sappia- fatto un patto con il diavolo, ma semplicemente tale è l’ascendente che Instagram ha sulla società.

Perché cari miei, c’è chi eccelle nel fare la marmellata di prugne, e chi invece è bravo a vendere la propria immagine, insieme alla clutch e alle décolleté griffate che indossa.

E io personalmente, rientro a malapena nella prima categoria.

instagirls-img4