Capodanno non piace mai un granché.

C’è chi è sollevato che il vecchio anno sia finito perché – ragazzi miei, un anno così terribile non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico-; c’è chi anche se non sopporta ammetterlo è alquanto terrorizzato, perché si possono fari buoni propositi a gogò ma ognuno di noi nel pensare al divenire, ai giorni non ancora scritti, prova sempre un po’ di inquietudine; c’è chi è speranzoso, perché sì, perché non accetta di dover fare sempre e comunque la parte del negativo; e poi c’è chi prova conforto nel prefissarsi dei semplici obiettivi, nel scriverli su un foglietto di carta da conservare nel cassetto del comodino, tra le mutande ed i calzini. Perché tutti noi necessitiamo di una rotta, di una stella polare che ci dia la forza di andare avanti anche quando ci siamo alzati con il piede sinistro e la nostra giornata non ha nulla da invidiare ad una puntata di Black Mirror. Perché anche le brutte notizie possono aver un senso se inserite in un disegno più grande: basta cambiare prospettiva.

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Ed allora dobbiamo fare pace con il nostro IO che ancora non ha ben capito chi vuole diventare. Comprendere che la filosofia del “carpe diem” funziona per una serata tra amici, al massimo due; che vivere alla giornata forse ci renderebbe più affascinanti, più fighi, ma che senza un obiettivo presto o tardi ci sentiremo persi, in balia di una vita che non ci appartiene; che se sentiamo la necessità di riflettere, di pensare a cosa davvero desideriamo e alla persona che vogliamo diventare, non c’è nulla di male.  Perché io, personalmente, a ventiquattro anni non so ancora cosa voglio fare da “grande”. Eppure vado avanti, un passo alla volta, prefiggendomi piccoli obiettivi da portare a termine ogni giorno. Insomma, faccio. Mi attivo. Non sopravvivo ma vivo.

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Che poi questi obiettivi, questi buoni propositi, mica devono essere chissà che cosa.

Andare a correre almeno tre volte alla settimana e ricordarmi di fare almeno dieci minuti di stretching quando torno, anche se fuori si gela e sopra in casa mi aspetta un caffè caldo. Leggere mentre sono in treno sconnettendomi dal mondo reale. Sorridere. Fare davvero ciò di cui ho voglia e non ciò che gli altri si aspettano da me. Non sentirmi in colpa perché preferisco una cena tra amici con cibo e risate piuttosto che la discoteca fino alle sei del mattino. Ballare quando mi va di ballare ed essere pigra quando mi va di essere pigra. Struccarmi ogni sera. Usare la crema idratante dopo la doccia. Andare a letto presto la sera e svegliarmi presto la mattina. Depurarmi da quei rapporti tossici che mi mettono costantemente in discussione. Cucinare di più e assaporare qualche dolce in più senza perdermi in insopportabili calcoli mentali sulle calorie e su quanto ci metterò a bruciarle tutte.

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Amare e dimostrare amore. Essere più affettuosa. Evitare che la mia giornata sia condizionata da qualche etto in più sulla bilancia o da un ciuffo di capelli in disordine. Migliorare il mio inglese. Scrivere, perché una delle poche cose che ho capito davvero è che scrivere mi rende felice. Arrivare a casa la sera stanca e soddisfatta perché sì, anche oggi ho fatto, ho creato, ho dimostrato, ho imparato, ho pianto – e magari anche tanto-, ma malgrado tutto sono andata vanti e ho continuato a  seguire la mia stella polare.

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