Sarà l’estate, sarà il caldo non caldissimo (Anto, fa tiepido), saranno i prati fioriti che risvegliano i pruriti, ma da una settimana a questa parte, si respira amore. Perfino a Milano.

Mentre conoscenti insospettabili mettono cuori in bacheca, colleghi legame-fobici fissano sorridendo l’iPhone agitandosi sulla sedia come fanciulline verginali e amici fortemente selettivi riscoprono il piacere della spesa all’ingrosso sfoggiando un’agenda d’appuntamenti a dir poco accalcata, domandandomi quale sorta di incantesimo qualche fata madrina dei poveri ha beffardamente intessuto su tutti quanti dimenticandosi, vecchia rincoglionita, di me, mi rendo improvvisamente conto che al di là dell’apparente nonchalance “stasera esco con”, a stabilire quanto tu fanciulla sia un’uscita ufficiale o un divertissmant occasionale, esiste un codice ufficioso dal meccanismo nettamente rigoroso.

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Conosci uno in un locale (e se vivi a Milano, sei fuori da una vineria* e un uomo ti si avvicina e TI PARLA, innanzitutto preoccupati e verifica di non essere stata drogata a tua insaputa e di essere affetta da un’allucinazione mentale).
Due chiacchiere, ‘na battutina, ‘n’ammiccamento.
Che fai nella vita (prima domanda di rigore, per inquadrare il soggetto, intuire se sarebbe papabile, capire a che amico di amici ricollegarlo per averne notizie), che interessi hai (che se ti piace collezionare ali di farfalla potremmo non essere anime gemelle fatte incontrare dal destino), vieni spesso qui (così magari so dove ri-incontrarti/ come evitarti), ah, anche tu hai già visto piazza del Duomo, ma pensa a volte i casi della vita…
Va beh, si è fatta una certa e domani lavoro, ah sì anche io devo alzarmi presto, allora ciao, ciao, balletto vado-non vado-vado-un’ultima-battuta sperando di superare in qualche misterioso modo lo scoglio del sottaciuto ma inevitabile “Allora vuoi svegliarti e chiedermi il numero” (lei)/“Allora, che aspetti a darmi il tuo numero” (lui). “Cazzo non me lo chiede”/”Cazzo non me lo dà.”

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E già arriviamo al primo spartiacque: che se lui ti chiede il numero/ti lascia il suo (narcisista/insicuro/comunque problematico)/ti allunga un biglietto da visita (scappa) puoi concederti pure un sorrisino di circostanza.
Se invece se ne va con un misterioso “come hai detto che facevi di cognome?”, mirando alla strategia aggiunta su Facebook, ecco che forse, ma proprio forse, diciamo non sei stata un Fontana: più che un segno hai lasciato ‘no sgorbio.

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Indipendentemente da ogni avvisaglia negativa (lui non ti ha scritto/chiamato/whatsappato/facebookato/imessaggiato nelle 24h successive), dopo una settimana di silenzio ti scrive. Per, ta-dà, proporti un’uscita.
Dai, quindi, insomma… gli interesso.
Carina. Dipende. E dipende tutto da che cosa ti ha proposto.

Perché, mi hanno illuminata, l’aperitivo infrasettimanale non equivale a un “non vedo l’ora di vederti quindi anche se ho un lavoro e non posso fare tardi, faccio di tutto per passare almeno un paio d’ore con te”, ma, spesso (sempre) ad un “non mi convinci per niente, domani c’ho quella conosciuta al Radetzky da portare a cena, ma giusto per soddisfare il mio ego stasera potrei pure permetterti di dedicarmi una manciata di minuti”.

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Ok, quindi vai che so, al Living, in modo che male che vada al massimo ti attacchi a qualcuno che conosci?

Certo che no. Che se lei non ti convince non è che vuoi fartici vedere in giro. E per questo lasci sia lei a proporre. Non è galanteria, è autoconservazione.

Ma scusami, non esci all’aperitivo, lasciando aperta la porta cena, perché da cosa nasca cosa, si crei quel qualche cosa… e si finisca per farlo a iosa?

No, perché se volessi nascesse qualcosa la inviteresti a mangiare qualcosa.

Ottimo, quindi invito a cena, finita la pena.

Non sempre. C’è la tipa che ti piaceva ma che non frequenti da anni/che ti convince così così/che diamole-una-possibilià-in-attesa-di-meglio a cui proponi pure la cena. Anche solo per vedere come sta a tavola. Ma non durante il weekend.

Perché?

Perché dai, lo sanno tutti… Quella che ti interessa sul serio, almeno la prima volta, la inviti il sabato. Non prima di averla googlata ovviamente.

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Quindi fata madrina, fata madrina ti prego: sarò brava, sarò educata, starò seduta composta e giuro che mi limiterò al primo bicchierino. Ma dammi un segno, non farmi penare, dammi un festivo.

Perché è il sabato la nuova mecca della single metropolitana. L’equivalente di una Birkin coccodrillata, il corrispondente di una Manolo incartata, l’omologo di un etero educato. Il mai più senza a cui ambire e il senza il quale non accettare di uscire**.

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* Vineria, sì. Che no, non è un bar, ma al massimo è una bottiglieria.

**L’amico Peter Pan di turno ci tiene a correggermi. Non è d’accordo: a una tipa che ti piace di brutto chiedi sì di uscire a cena, ma il mercoledì. Che il weekend c’hai già la serata con gli amici. Pertanto riformulo: fata madrina, fata madrina ti prego, fammi incontrare per una volta almeno una persona normale.