Ci sono momenti importanti nella vita di ciascuno di noi. C’è tutto il mondo delle “prime” (primo giorno di scuola, primo alcolico, primo bacio, primo marito) e tutto il mondo delle “ultime” (l’ultima tavoletta di cioccolato prima della dieta, l’ultima Manolo Blahnik che il conto è in rosso, l’ultima scappatella che poi mi sposo e non posso).

Ci sono momenti che non tornano e decisioni che non si cancellano. Ci sono attimi che sono qui e ora, e bivi che segnano il da lì in avanti.

Ci sono i mi ama o non mi ama, i parto o non parto, gli ora o i mai più.

Ci sono quelle scelte che non ti tangono e quelle che ti definiscono per sempre.

Ci sono le foto ricordo, e poi ci sono le foto profilo. Dove sbagliare è umano, ma ha conseguenze diaboliche.

 

Se la follia è donna, e la donna è follemente interessata, infatti, a contare (quasi) come il come nasci e quanto il “dentro area C vero?” ecco in costante ascesa lo studio dell’immagine del profilo. Manco di Facebook, che quello si sa, è pubblico, è stalkerato, è quindi accuratamente e preventivamente vagliato. Ma di WhatsApp. Perché una relazione si fa seria quando, oltre al nome e cognome lui, miracolo, ti fornisce anche un cellulare. Che lungi dall’essere solo un numero si può rivelare foriero di accurate e attendibili deduzioni. Perché l’amore, al tempo di WhatsApp, non passa solo attraverso le parole.

Perché gli uomini non lo sanno, ma noi deduciamo. Perché gli uomini ancora non l’hanno capito, ma noi non semplifichiamo, ma sotto-intendiamo. Perché gli uomini ancora non l’hanno capito (e con 2.4 milioni di anni di storia alle spalle, viene il dubbio siano intuitivi, non intuitivissimi), ma a volte un’immagine vale più di mille parole. E uno scivolone è rapido come una ballerina sul ghiaccio.

Tanto che, da un quadratino di 5×5 mm è possibile individuare:

L’uomo Del Mistero: colui che non ha un’immagine profilo. Soggetto di difficile interpretazione e dunque alto livello di interesse, potrebbe in realtà comprendere nel suo insieme disparate tipologie umane, quali:

– L’uomo Unicorno: più che una fiaba, una vera e propria leggenda metropolitana. Residuo bellico dell’uomo d’altri tempi, l’uomo unicorno non sceglie l’anonimato, ma è genuinamente disinteressato all’esibizione del sé. Semplicemente, caricare una propria immagine, non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello. Avete tra le mani o un gioiello d’uomo, o un incompetente tecnologico. In entrambi i casi, fatevi impalmare. La sua ignoranza mediatica vi terrà al sicuro almeno dalle amanti virtuali.

– L’uomo Intuitivo: più che una leggenda metropolitana, un vero e proprio miracolo. Consapevole del “cosa potrebbe significare” questo o quello scatto, l’uomo intuitivo ha una sensibilità molto spiccata (è un uomo-donna). In quanto tale di fronte a una scelta di siffatta portata va in apprensione. E propende per l’indecisione. Prezioso ago nel pagliaio sentimentale, probabilmente sarà già acclappiato. I miracoli non accadono mai nella vita reale.

– L’uomo Diabolico: genio del male assoluto, sa che la donna pensa, sa come pensa e anticipa il suo pensiero. Consapevole del potere delle informazioni in rapporto all’irrefrenabile curiosità femminile, l’uomo diabolico centellina, calibra, sfugge. Lasciate ogni speranza o voi che lo incontrate. Un profilo muto e vi ha già fregato.

 

L’uomo di mondo: panorami di New York, Londra o Berlino. Dove ha passato il weekend o dove si è trasferito… da circa 5 minuti. Convinto di essere il top, si rivelerà sicuramente un flop.

Il Banalmente Profondo: totalmente assuefatto al clichè del bohémienne, il poeta maledetto deve sottolineare che non conta ciò che vedi, ma ciò che quanto in ciò che vedi conta per te. Cavallo di battaglia del soggetto in questione è l’intramontabile ricorso al seppia. Salici piangenti, ombrelli rotti, panchine solitarie, vecchietti solitari, foglie sparse al vento. Tutte tassativamente in bianco e nero. Che la vita, si sa, non è una cosa da prendere alla leggera.

Il Sono-Profondo: opere d’arte varie, citazioni, omaggi. Guardare il suo Whatsapp è come giocare a Trivial: l’unica risposta corretta è “grazie, passiamo al prossimo”.

L’ironico: animali imbalsamati, morti, decomposti. Momenti trash. Perle alla Martin Parr. Convinto di essere in un remake dei Monty Pyhton diventerà l’idolo incontrastato di tutti i propri amici. E l’incubo assicurato di qualsiasi donna vi si accompagni.

Il Criptico: la sua immagine è un mistero di cui solo lui conosce il segreto, che egocentricamente impone al resto del mondo. Quindi via libera a dettagli da cui è impossibile ricostruire il tutto, ma da cui puoi immaginarti di tutto. Ricorrenti foto di schiena, fuori fuoco, campi lunghi. Quella basetta potrebbe essere sua o di Brad Pitt. Optare per una frequentazione sporadica sperando si tratti della seconda che hai detto, con annessa introduzione.

Il Tenerone: espone con orgoglio vecchi, cani e bambini. Senza dare spiegazioni sulla loro origine o provenienza. Così che, convinta si trattasse di amore di zio, quando scoprirai di esserti incastrata con un ragazzo padre, potrai dare la colpa solo a te stessa.

Il Narciso: apparentemente alla mano, apparentemente sciolto, apparentemente impeccabile. Espone foto in cui è venuto bene e non sembra in posa. Un araba fenice. Sia lui, che l’immagine catturata. Lui risorgerà sempre, tu rimarrai carbonizzata.

La metà della mela: è in coppia e ci tiene a sottolinearlo. Verrà fuori che è gay. Nessuno se non una donna ha l’aspirazione massima di esibire foto che dimostrino il proprio stato di accoppiamento.

E, infine, c’è L’Uomo: carica immagini a caso. Che ovviamente non significano nulla. Ma che noi donne prendiamo come indizi di una sottotrama da studiare, analizzare e sottoporre al microscopio con le amiche. Perché ad ogni azione corrisponde una reazione. E a volte una foto è quanto basta per far decollare o crollare una relazione.