Lunga vita e prosperità.

Ho quasi cinquant’anni ma sono sicuro di una cosa. Quando sarò grande voglio fare l’Astronauta. Tra l’altro, ho una buona percentuale di veder realizzato il mio sogno, e non solo perché qualche volta mia moglie vorrebbe spedirmi oltre la stratosfera, ma perché a me, proprio a-Me-Medesimo-In-Persona lo predisse Franco Malerba, il primo italiano ad andare nello spazio con lo Shuttle Atlantis nel lontano 1992.

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E siccome lo incontrai in un bar e gli offrii un cappuccino, gli dissi semplicemente che lo invidiavo molto e che mi sarebbe tanto piaciuto farmi un viaggetto dove, di recente, si sono persi George Clooney e Sandra Bullock.

E lui mi rispose con delle semplici parole che rimangono scolpite sul mio passaporto intergalattico: “I suoi figli nello spazio ci andranno da turisti, forse ce la può fare anche lei”.

Da quel giorno, pur avendo visto due Shuttle disintegrarsi nei cieli e conoscendo a memoria ogni singola battuta del film “Apollo 13“, io coltivo la speranza che il biglietto per lo spazio costi un po’ di meno dei 250.000 dollari suggeriti da Mr. Richard Branson per un posto sul suo Virgin Galactic.

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Per ora mi accontento di sognare, aspettando il fatidico momento in cui potrò pronunciare, calato nell’opportuna scenografia, certe frasi a effetto, tipo “Non sottovalutare il potere della Forza” o “Alzare gli scudi, signor Sulu“.

E sogno guardando le fotografie scattate da Paolo Nespoli, altro orgoglio aerospaziale italiano o ascoltando la versione di Space Oddity cantata in orbita da Chris Hadfield, l’astronauta canadese unico concorrente di “Space Got Talent“.

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Se volete sognare con me, cliccate QUI. Dal 30 aprile è online anche HDEV, che sta per High Definition Earth Viewing, un progetto che la Nasa ha realizzato con la collaborazione degli studenti americani tramite il programma HUNCH (The High Schools United with NASA to Create Hardware).

Potete vedere le telecamere ad alta definizione montate sulla ISS, la stazione orbitante che da anni gira sulle nostre teste, mentre riprendono il nostro bel pianeta azzurro da varie angolazioni. Se lo schermo è nero, vuol dire che la stazione attraversa il lato notturno della terra. Per l’audio, la Nasa consiglia di scegliere da soli la propria colonna sonora musicale. Io l’ho fatto: un po’ di Beatles, un pizzico di Beethoven e tanto, ma tanto Rock’n roll!