Il primo fu Gianni Rivera. Beh, il primo per me. Avevo solo tre anni quando, in quell’unica, irripetibile semifinale contro la Germania, il Golden Boy segnò il gol decisivo e regalò a tutto il mondo un incredibile, lunghissimo abbraccio con Gigi Riva nel centro dell’area avversaria.

Rivera

Non voglio parlare di schemi, tattiche e formazioni. Voglio invece parlare di esultanze, di quella reazione spropositata ed incontrollata, di quella esplosione di gioia che si prova quando si fa gol, quando si lascia il segno nella storia del calcio. Oggi il modo di festeggiare un gol è diventato un aspetto imprescindibile del moderno calciatore, un marchio di fabbrica che deve essere facilmente riproducibile con una sequenza di tasti su qualsiasi console. Sembra tutto così artefatto e poco sincero che, per vedere di nuovo l’adrenalina scorrere nelle vene di un atleta e credere al fatto che sia felice davvero, bisogna arrivare a situazioni limite. Appuntamenti col Destino che ti rendono immortale.

Ed ecco quindi quelle che, secondo me, sono le migliori esultanze di sempre, le più memorabili, le più vere.

1) Di Italia-Germania 4-3 ho già parlato, ma sottolineo il fatto che quell’abbraccio tra Riva e Rivera, i due grandi antagonisti dell’epoca, cancellò la rivalità sportiva che, solo qualche mese prima, nell’assegnazione del Pallone d’oro, li aveva messi a confronto e distanziati, l’uno dall’altro, di soli quattro punti.

2) Poi venne Tardelli con l’urlo di Spagna ’82. Un’opera d’arte da far invida a Munch. Una galoppata sul verde prato del Santiago Bernabeu di Madrid che diventa un’icona del calcio italiano. Un urlo liberatorio che riscatta una nazione intera, capace di far passare in secondo piano i sei gol di Pablito Rossi.

Tardelli

3) Il primo piano di Maradona ai Mondiali del ’94 ce lo ricordiamo tutti. L’operatore si sta ancora riprendendo da quella incredibile ripresa. Ma, se i detrattori hanno attribuito lo sfogo indemoniato agli effetti della cocaina, tutti abbiamo gridato con lui quando non sapevamo nulla, vedendo negli occhi iniettati di sangue del Pibe de Oro la voglia di riscatto di un ragazzino cresciuto troppo in fretta e buttato nella mischia della vita senza manuale delle istruzioni. Hasta la victoria siempre.

Maradona

4) Il mio Grosso grasso matrimonio Crucco. Diciamolo: vincere i mondiali del 2006 è stata una gran botta di culo. Onore a Del Piero, Materazzi, Gattuso, Cannavaro, Pirlo e a tutti gli altri che mi hanno permesso di vedere ancora una volta la Nazionale sul tetto del Mondo. Però, francamente, nessuno se l’aspettava. E nessuno si aspettava quel colpo di genio contro la Germania al 119′ da un difensore, uno che di solito è abituato a spazzar la palla. Ma, proprio per questo motivo, con Fabio Grosso quella sera abbiamo pianto tutti. E, come ciliegina sulla torta, un minuto dopo abbiamo fatto la linguaccia di Del Piero ad una nazione che ci aveva definiti pizzaioli.

Grosso

5) Chiudo con gli Europei del 2012. I tedeschi mi odieranno. Ci son sempre loro in mezzo. E questa volta vanno a sbattere contro i pettorali di marmo di SuperMario. La popolarità di un calciatore si vede dal grado di emulazione provocato: nei campetti di provincia, sulle spiaggie, sulla segatura dei campi a cinque vedo bambini e ragazzi togliersi la maglietta e gonfiare muscoli, che ancora non hanno, solo per rivivere quel gesto rabbioso con cui Balotelli rispose a chi gli voleva male. A dimostrazione del fatto che si può correre, urlare, piangere anche stando piantati nel terreno come un Bronzo di Riace.

Balo