L’emozione non ha voce. Prendo in prestito il titolo, anche il concetto, ma non il testo, da un vecchio successo di Celentano. Non è la mia canzone preferita né lui il mio cantante preferito. Ma quelle poche parole riescono a dire tutto.

L’emozione non ha voce.

Non parla, non ride, non piange. Sembra non fare niente. Da fuori. Ma solo perché dentro è come se esplodesse una bomba di gioia così intensa da levare le parole, fermare le azioni, frenare le reazioni.

Tutto ciò che ci si aspetta di vedere e sentire all’esterno non c’è: lì per lì è invisibile e senza voce (grazie, Adriano), mentre occhi, denti, battiti e brividi scattano all’istante. Incontrollabili, ingestibili, totalmente spontanei, i primi si illuminano, brillano, luccicano; i secondi si schierano in grandi sorrisi; i terzi partono verso una tachicardia galoppante e i quarti saltano fuori anche sotto il sole allo Zenit di agosto. Non si notano, non fanno rumore. Eppure ci sono, eccome se ci sono.

Non a tutti succede così, ma ad alcuni sì. Lo so per certo, ne sono la dimostrazione vivente. Piaccia o non piaccia, a me e agli altri, poco conta (sto facendo outing, aiutoooo). Timidezza, autocontrollo, educazione (non che io sia educata ;), ma che sia stata educata, sì), poco conta. Funziono così. Di fronte a un qualcosa che mi colpisce nel vivo, resto tramortita, sembro stordita: esprimo, trasmetto poco, ma sento, provo tutto.

Chi mi conosce lo sa e ormai mi prende in giro. Ci scherza, si diverte e mi dice: “Ok, quando realizzi, batti un colpo”. “Ok, mentre tu riprendi l’uso della parola, io faccio una foto alla tua faccia (inebetita)”. “Ok, tranquilla, lo so che hai i tuoi tempi”.

E’ vero: ho i miei tempi. Per dare voce alle mie emozioni.
E’ vero anche che mi spiace non dare soddisfazione nei tempi regolamentari… per fortuna me la cavo bene ai supplementari!

Succedeva, succede e risuccederà. E’ successo di nuovo l’altro giorno. In un momento imprevedibile, in una pausa-pranzo indimenticabile. Colpo gobbo. Anzi, colpo al cuore e vero, immenso onore…