Ho scoperto solo qualche giorno fa che nell’Inghilterra degli anni Venti, in piena rivoluzione industriale, esistevano i Knocher-up, ovvero delle persone che con un’asta di bamboo alla buon’ora picchiettavano alle finestre o alle porte degli operai per svegliarli. E non solo, si sinceravano di averli strappati a Morfeo aspettando si affacciassero. Insomma erano delle sveglie umane. Che bellezza, ho pensato, forse è un lavoro che si potrebbe recuperare, in barba a tutte le tecnologie che cicaleggiano di continuo al nostro fianco.

La prima sveglia umana della mia vita è stata mia mamma ai tempi della scuola. Me la ricordo che apriva la porta della mia camera e mi diceva con un fil di voce “Mori è ora”. Che tenerezza. La seconda sveglia umana è stata mio figlio. C’è meno tenerezza in questa. Essere svegliati nel cuore della notte con un pianto di bebè non è proprio ciò che uno si augura. Ma pare essere un percorso obbligato.

Di sveglie importanti poi nella mia vita ce ne sono state tante, sveglie con allarmi più o meno fastidiosi che mi chiamavano ad appuntamenti indimenticabili.

29 settembre 1989 ore 1.00 am. È la sveglia che mi chiama per tornare a casa dopo la mia prima volta. Eravamo a casa sua. I suoi non c’erano. Che male. Che confusione. Che freddo. Lui mi prestò il suo giubbotto e mi accompagnò in vespa.

15 settembre 1993 ore 7.00 am. La sveglia per prendere il treno delle mie vacanze dopo un’estate a lavorare nel ristorante di famiglia. Destinazione Bari. Da lì poi Patrasso e infine le Cicladi. Eravamo solamente io e Cristina che purtroppo non fa rima con niente di interessante a differenza di Giovanna nella canzone di Bisio. Ma confermo, la Grecia a vent’anni regala nuovi scampoli d’assenza.

18 giugno 1999 ore 7.00 am. La sveglia per andare a discutere la mia tesi di laurea. Il vestito di seta blu comprato per l’occasione, i sandali rossi e una rilegatura in pelle bordeaux per il mio primo libro dal titolo “Cesare Beccaria in Inghilterra: aspetti della fortuna tra metà Settecento e primi Ottocento”.

2 agosto 2010 ore 7.00 am. La sveglia che un lunedì mattina d’estate mi ricorda che devo andare in radio per la mia prima diretta. Mai parlato alla radio. Che paura. Figuriamoci in diretta. Prima di me Oscar Giannino che va in onda stando in piedi, a differenza di tutti gli altri speaker, per via di un problema a una gamba. Decido di fare altrettanto. In fondo anch’io sono claudicante in qualche modo.

15 giugno 2013 ore 8.00 am. La sveglia che suona per me e mio marito in un albergo sul Lago di Molveno. È la prima volta senza Ettore, nostro figlio. Il primo pensiero è andato comunque a lui. Davanti a noi un weekend da urlo per un blog tour, che fra le altre cose abbiamo pure vinto.

E le vostre sveglie della vita quali sono state?