Venerdì scorso Paolo Sinelli ha espresso il suo pensiero sul tema raccogliendo “mila like”, ovviamente in maniera positiva elogiando tutte le caratteristiche migliori della categoria baskettari. Ha ragione non metto in dubbio, però non è sempre tutto così semplice.
Quindi Io e la mia amica Sara, che siamo cresciute a latte e basket, abbiamo deciso di rispondere al post con la nostra personale classifica, ed i 9 motivi per cui #ancheno.

1) Hanno troppo tempo libero.
In fin dei conti questa è una certezza: dal martedì al venerdì, doppio ciclo di allenamenti da 2 ore, al dì e alla sera. Complessivamente (parliamone), la loro giornata é “impegnata” per un totale di 4 ore (beh, se fossi stata una promettente icona del basket femminile adesso sarei esattamente nella stessa imbarazzante situazione, quindi grazie Dei della pallacanestro per avermi privata del talento e avermi concesso solo una buona qualità di tiro), trascorse le quali, il loro difficoltoso trascorso oscilla tra una passeggiata in centro, un aperitivo al tramonto e una serata in compagnia dei teammate a bere Jägermeister e a raccontare della bionda trastullo di turno.
Per non parlare poi della domenica e del lunedì: il post partita è sacro (com’è giusto che sia); festeggiamenti all day, all night fino al famigerato lunedì, quel giorno di “meritato” riposo che oscilla fra la gita fuori porta con la velina da tenere in vetrina e le avvolgenti lenzuola del letto per i più sfortunati.
La conseguenza (ricollegata al successivo punto 2) è fondamentalmente semplice nonché lineare: una giovane donna, con sogni di leadership, impegnata nei suoi studi universitari, esasperata dai post-it attaccati sul forno della cucina, nutrita da scadente cibo in scatola, fiduciosa nel cercare e nel (si spera) trovare quella serata che le possa far affogare nell’alcol i dispiaceri legati alle notti insonni (e non di certo tali perché coronate da amplessi), tutto sto tempo libero NON CE L’HA e, dunque, il mirino è “ovviamente ovvio”; l’impegno piu consistente che una corteggiatrice di “Uomini e Donne” può avere è scegliere lo smokey eyes più adatto alla serata di sabato all'”Hollywood Just Cavalli”. Traetene gli happy endings.

2) Diversi dai calciatori? “Errare humanum est”.
Per quanto possano distinguersi, per quanto uno giochi su parquet e l’altro su erba, per quanto l’uno possa essere culturalmente più avvezzo dell’altro, in fatto di donne hanno un unico denominatore comune: che sia velina, che sia velona, che sia corteggiatrice, che sia letterona a loro piace così; beh è implicito il perché: la maggior parte delle suddette ha tette e culi da premio nobel e tanto tanto tempo libero (vedi punto 1), peccato non poter dire lo stesso delle loro capacità elaborative. Tendenzialmente, il giocatore di basket spera di innamorarsi di un cervello, ammira gli sforzi sui libri di una ventiduenne, è affascinato dai suoi obiettivi da prima donna, ma poi ci sarà sempre la Giuliva di turno che, intromettendosi a mo’ di prezzemolo sfascerà ogni presupposto romantico e tendenzialmente ti farà dubitare anche della SUA intelligenza.

3) Fedeli ma non troppo.
Affascinate quanto poche dal giocatore di basket, avendone visti e conosciuti tanti, possiamo garantirvi che non fanno eccezione a quella categoria di uomini che tanto amano vedere la loro donna cornuta nelle mezze, come nelle piene stagioni: sono poco fedeli, a occhio e croce diciamo che la loro capacità di essere fedeli è direttamente proporzionale alla durata di uno smalto comprato dai cinesi nel periodo dei saldi.

4) Non te la menare.
Sì d’accordo, forse non se la tirano come il calciatore medio, ma lo fanno, anche loro. Che sappiano di essere belli, affascinanti, avvenenti, che una parte del loro cervello lo creda senza dar invece ragione allo specchio, al buon gusto e all’obiettività, che facciano concorrenza a Calderoli, il loro visino, narciso neurone è seduto lì, in un remoto angolo delle membra e, costantemente, prepara con diligenza i suoi piani di azione e, spudoratamente, sprizza egocentrismo da tutti i pori.

5) Social… fin troppo.
Le vostre doti da stalker si moltiplicheranno come i pani e come i pesci: se siete nei programmi di un top player armatevi di coraggio, pazienza e tanto spirito di fiducia. Account Twitter, Facebook, Instagram dovranno essere chirurgicamente controllati day by day; vi sforzerete di non farlo, ve lo garantiamo, ma al primo following alla gnocca di turno vi si infuocherà il viso e le palle degli occhi inizieranno a ruotare imperterrite, coscienti dell’orticaria che lentamente vi percorrerà gli arti. Cancellate appuntamenti dal dentista, cene con le amiche, tappe dal parrucchiere: è un lavoro full time che richiede accuratezza, luci spente, musica soft e tanto Tavernello in tetra-pack. Prendete carta e penne signorine, perché loro agiscono così, attraverso un social, qualunque esso sia. Keep in touch.

6) Il dramma dello spogliatoio.
Fanno troppo spogliatoio: signore, fidanzate, compagne, mogli, frequentatrici, trastulli, spogliarelliste, i vostri segreti di coppia, i vostri problemi, le vostre discussioni, le vostre gioie, i vostri dolori, le vostre ricette in cucina e le vostre performance sopra la cucina saranno spesso e volentieri oggetto di conversazione fra una doccia con pino selvatico e una phonata ai capelli nei luoghi sacri del post allenamento, tra borsoni, accappatoi e sedicenti oltre che scolpitissimi addominali. La vostra situazione sentimentale passerà da “relazione in coppia” a “orgia” in men che non si dica e le frecciatine, anzi le catapulte sono garantite.

7) Settimo motivo.
Ci sarebbe da abituarsi a tutte quelle arrampicatrici sociali, a tutte quelle donnine, a tutte quelle sgallettate senza cervello che senza pudore ruotano intorno alla palla a spicchi. Loro sono una categoria a sè stante: il sogno nel cassetto di una vita è conquistare il cuore di uno spilungone tutto pantaloncini e canotta. Questa è una situazione che si verifica per una ragione particolare: per chi, come me, è frequentatore dell’ambiente di cui scrivo, è facile ricordare quanto questo sport sia, diciamo, un piccolo paese; é una realtà piuttosto ridotta, striminzita che, dalla sua, ha parecchi vantaggi. Tuttavia le sue dimensioni consentono più facilmente incontri e danno la possibilità alle cerebrolese in questione di attaccare in qualsivoglia momento. La loro, comunque, è una dedizione, anzi un vero e proprio mestiere.

8) L’estate.
Ecco, le vacanze estive sono un’altra buona ragione per evitare i figli della palla a due. Solitamente la trascorrono tra camp, 3vs3, ospitate, amici, Formentera, St. Tropez e ritiri quasi “spirituali” pre campionato. Non ci sarà tempo per voi, e quantomeno la vostra fiducia si ridurrà ai minimi storici quando immaginerete le loro spalle abbronzate camminare fiere sulle spiagge affollate in cerca di promettenti biondine con cui trascorrere la notte.

9) Last but not least…
Sono dei nomadi, non hanno dimora fissa, potrebbero esserci come partire da un momento all’altro, quando magari, se siete fortunate, la vostra vita stava procedendo a gonfie vele e il vostro rapporto era pienamente decollato. Le fasi estive diventerebbero ancora più cocenti, tra false notizie da svenimento, flash bufala come solo il Corriere dello Sport può, e dichiarazioni ufficiali che metterebbero a dura prova il vostro impeccabile vocabolario da gentil signora. L’offerta da non poter rifiutare, il contratto valido, la giusta influenza della società, il fiato sul collo del procuratore, potrebbero far volare il vostro bel giocatorone oltreoceano o se vi va bene a Trapani. Insomma dalla C, alla DNB, alla lega A , la tensione che vi provocherebbe il basket mercato è su per giù quella di trovarsi in cima a un precipizio biesposto (sì, come i bilocali milanesi di ringhiera), controvento e dubbiose: mi butto a capofitto verso l’acqua o verso la valle?