Mi sento autorizzata a scrivere un post primaverile.
Soprattutto perché siamo in un’estate che sta avendo forti crisi d’identità e si prende, di continuo, incomprensibili licenze autunnali.

Il post primaverile prevede, per sua natura, un elevato livello di ormoni.
Ve lo dico subito, nel caso siate deboli di coronarie.
O nel caso sto ottobre anticipato ( o prolungato) vi abbia tolto definitivamente la voglia di vivere.
E di fare pensieri primaverili.
Perché qua, tra una roba e l’altra, mi pare che degli uomini si parli sempre un po’ male.
Ogni tanto a ragione, eh.
Ogni tanto a cazzo.
Ora, non fraintendete.
Non sto mica dicendo che gli uomini vadano difesi tout court.
Per carità.
E non sto manco scrivendo un post ruffiano per rimorchiare di più.
(Cioè, poi ve lo dico se dopo questo post rimorchio di più).
Insomma, li ho scritti pure io un po’ di post sugli uomini da evitare, sulle frasi del cavolo che sti uomini da evitare buttano fuori senza filtro e su tutto il resto appresso.
Però insomma, io oggi vorrei pure dire che c’è speranza.
Che di uomini “come si deve” (la citazione è di mia nonna) ce ne sono ancora.
Certo, non in numero illimitato.
Ma ce ne sono.
Ora, mi piacerebbe allegarvi una mappa con le bandierine per segnalarvi dove si pescano.
Mi piacerebbe davvero.
La verità è che non lo so.
Capita di incontrarli.
Come capita di incontrare gli stronzi.
Statistica, ragazze.
Io non l’ho mai capita, la prendo così, come i film di Lars Von Trier.
E tutta sta premessa era per dire:
Teniamo gli occhi aperti e le farfalle allenate.
Smettiamo di scrivere liste su quello che non ci piace.
E iniziamo a scrivere liste su quello che ci piace.
Sulle cose che ci piacciono negli uomini.
Degli uomini.
Sugli uomini che ci piacciono.
Mica perché così facendo rimorchieremo di più (cioè, poi se rimorchiate di più, fatemelo gentilmente sapere).
E manco perché parlar bene degli uomini è un esercizio politicamente corretto, oggi.
Ma perché, oh, se non capisci cosa ti piace negli uomini che incontri, come fai a scegliere di non incontrare più quelli che non ti piacciono? (Marzullo, spostati proprio).
E allora io oggi faccio questo esercizio, che è veramente facile e per niente dispendioso.
Qua ci sono 10 cose (perdonate la genericità ma l’ormone impedisce l’afflusso di sangue al cervello) che non mi fanno capire più niente quando incontro/conosco un uomo.
Sono degli afrodisiaci naturali.
Che quando ci sono, beh, figata.
E quando non ci sono, beh, ci si può innamorare lo stesso.
Mi è successo e mi succederà ancora, credo.
No alla rigidità, please.

Puntualità
Ora, mi chiederete, cosa c’entra la puntualità con l’ormone?
Per voi niente, magari.
Però a me le persone puntuali piacciono assai.
E gli uomini puntuali sono la quinta essenza dell’erotismo.
Perché a me sta storia che i ritardatari hanno fascino, mi ha rotto le palle.
La puntualità è segno inequivocabile di rispetto.
Del tempo altrui.
E se mi rispetti a me scatta l’ormone.
Basico sillogismo.

Barba
Non aggiungo altro, che tanto vi è chiaro il mio debole per la peluria facciale maschile.
(E se non vi è chiaro, qua vi si chiarirà)

Spontaneità
Ora, non che io sia una grande fan delle persone che dicono qualsiasi minchiata gli passi per la testa, eh.
Anzi, manco per niente.
Ma parlo di spontaneità d’animo.
Nei gesti, negli slanci, nei silenzi, negli sguardi.
Pure nelle parole, se non fosse troppo da chiedere.
Che se fai le tattiche o non dici mai quello che pensi io posso pure starti dietro, perché ho qualche sfumatura masochista da cui non riesco ancora a liberarmi, ma non sto veramente dietro a te.
Sto dietro a me che cerco di smascherare te.
E vinco sempre io, visti gli anni e anni di allenamento.
Spontaneità d’animo e passa la paura.

Tono di voce basso
Non ho niente in contrario con le persone che urlano.
Io non urlo manco quando sono incazzata, ma solo perché se no mi stordisco da sola.
E non riesco più a dire quello che vorrei dire.
Ma ho una grande passione per chi dice le cose con un certo garbo.
Ora, mica mi piacciono i gattimorti fatti e finiti. Cioè, quelli che sussurrano e sospirano come se no ci fosse un domani.
Però quei maschietti che non sbraitano, non tentano di far sentire a tutto il locale quello che ci stiamo dicendo e che non gridano  la loro miglior battuta, beh, riescono sempre ad avere tutta la mia attenzione.
E pure qualcosa in più.

Gestualità
Che è un contenitore macro, lo so.
Nello specifico.
Mi piacciono le gestualità coerenti. Quelle che seguono quello che si dice, naturalmente.
Mi piacciono le mani che spiegano le parole.
Mi piacciono i baci accompagnati dalle mani.
Mi piacciono gli sfioramenti, quelli in cui senti la scossetta ( come la chiamate voi quella scossetta, il brividino)?
Mi piacciono gli occhi che accompagnano i gesti.
Propri.
E altrui.
Più chiaro, così?

Ironia
Che è molto soggettiva, certo.
E che se fosse universale allora diventerebbe banalità. E  la banalità fa schifo.
Ironia condivisa, direi, quindi.
Roba che le battute le facciamo.
Ma non ce le spieghiamo.
Roba che ci fanno ridere le stesse cose.
Ma non ce lo diciamo.
Roba che stavamo guardando la stessa cosa.
Ma non ce ne accorgiamo.
Roba che proviamo a non prenderci sul serio.
Senza per questo diventare del tutto dei cazzoni.

Gentilezza
Nei modi, chiaro.
E di spirito, ovviamente.
Che siamo arrivati al paradosso che se uno è gentile o è uno sfigato o non gli piacciono le donne.
Ma potrà mai essere?
Dico no alla cavalleria fine a se stessa.
Perché se mi cedi il passo davanti ad una porta ma poi non mi rispondi al telefono, non mi torna.
E io non torno.
Ma sapete tutte quelle micro accortezze che ti fanno pensare: “Cacchio, ma questo qui è proprio delizioso”! (Delizioso è la mia nuova parola preferita di questi giorni, ve lo dico).

Vedere alla voce:

Ti chiedo come stai.
Ti accompagno quando stai andando via.
Ti dico grazie.
Ti guardo davvero.
Ti ascolto davvero.

Ecco, quelle robe lì, grosso modo.

Dialettica
Certo, questo pare più un requisito per un posto di lavoro, che un afrodisiaco.
E certo, io ho pure un po’ di deformazione professionale.
Però, gente, l’arte oratoria (non orale, statemi sul pezzo e non partite per la tangente) è un’arte sublime.
E un uomo che è in grado di raccontarmi qualcosa è un uomo che con me fa centro, senza manco troppo sforzo.
Non sto parlando degli imbonitori, farfalloni cantastorie tutti ego riferiti e tutti io sono meglio degli altri.
No.
Parlo di quelli che, naturalmente, ti fanno entrare e ti includono in un pezzetto di quello che ti stanno raccontando.
Anche solo per dieci minuti.
Ma quel viaggio, anche solo per dieci minuti, vale il prezzo del biglietto.

Scrittura creativa
Segue al punto precedente.
E qui la deformazione professionale, ahimè, la fa da padrona.
Perché il fatto che non ci si telefoni quasi più, o comunque molto poco, passi pure.
Cioè, non passi, ma ci posso pure stare.
Io scrivo tantissimi messaggi e non rispondo quasi mai al telefono.
Quindi non è che me la posso menare davvero.
Ma a questo punto, le aspettative sulla capacità di composizione creativa si alzano, ecco.
E ad un uomo che scrive messaggi come si deve io, difficilmente, riesco a dire di no.

E con “come si deve” intendo messaggi:

Corretti. Sintassi e grammatica, sono i miei “mai più senza”.
Pertinenti. Che se ci stiamo scrivendo le cose sconce e tu mi dici che devi andare a fermare la centrifuga della lavatrice, non ci siamo.
Tempestivi. Che se ti faccio una domanda che prevede una risposta in tempi brevi, sti tempi brevi devono per forza essere sotto i dieci giorni.
Stimolanti. Che mi venga voglia di risponderti qualcosa che non preveda delle emoticon, ecco.

Naturalmente creativi.
Che se ci sono tutti i requisiti di cui sopra, allora mi puoi anche scrivere davvero la qualunque.
E io manco me ne accorgo.

10.
Non andare in fissa con tutti i 9 punti precedenti.
Fottersene, se necessario, di tutti i 9 punti precedenti.
E fidarsi un po’ di più di quella scossetta là.
Lo chiamate brividino, voi?
Quello.
Sbaglia anche lui, eh. Cacchio se sbaglia.
Ma quanto è divertente quando c’è?