“Durante lo scorso autunno un branco di anatre, almeno una quarantina, si posarono proprio al centro del lago affianco a casa nostra, e mentre stavano lì successe questa cosa stranissima. La temperatura si abbassò di colpo fino a far gelare il lago, e le anatre volarono via portandosi dietro il lago, e si dice che ora quel lago si trovi da qualche parte in Georgia”.

Quando ho sentito Idgie raccontare per la prima volta questa storia era il 1991, avevo 11 anni, ero al cinema all’aperto di Panarea, guardavo Pomodori verdi fritti e lì, sotto al firmamento, ho visto mio padre piangere per la prima volta.

Quell’estate lontana ha cambiato la mia vita, sono diventata vecchia, da quel giorno in poi niente è più stato lo stesso.

Ho capito che dietro  a una storia si cela il desiderio di trasformare la realtà, di renderla più bella di quello che è e che le favole si raccontano per far credere a chi amiamo che l’impossibile sia possibile.

Nelle lacrime di mio padre ho sentito la fatica di una vita e capito il senso delle storie che mi ha sempre raccontato per proteggermi ma anche per darmi la forza di andare incontro a testa alta a un mondo che, ora lo so, avrebbe fatto qualsiasi cosa per schiacciarmi.

Scrivere per me significa dare una forma nuova, un senso, un colore e un profumo, magari effimero certo, sicuramente momentaneo, alla mia vita, alla vita di chi in quel momento sta usando un po’ del suo tempo per farsi portare nel mio mondo. Non si tratta di finzione ma di aspirazioni, di simboli messi uno in fila all’altro non per provare ma per riuscire davvero, di un grido silenzioso che alcune volte riesce a fare breccia nel guscio di chi si arrende ai sogni che non ricorda più nemmeno di avere.

La vita mi ha riservato sorprese bellissime ma anche atroci, perfino impossibili da raccontare o da ammettere, ma credo che alla fine tutto si riduca alla possibilità di scegliere chi vogliamo essere o in che cosa vogliamo credere.

Credo che in Georgia ci sia davvero quel lago, voglio che i miei bambini credano nell’impossibile per fare in modo che si avvicinino il più possibile all’idea che ora hanno di come saranno da adulti.

Ci saranno sempre storie da raccontare e pagine bianche da riempire: mi troverete sempre lì, nel candore di un foglio intonso, pronta a dimostrare che le favole sono la realtà che ognuno di noi può scriversi e a cui ognuno può appassionarsi anche contro ogni logica.

La scrittura è il mio posto, il posto di chi sceglie da lettore o da scrittore di ripartire dalla prima riga per trovare qualcosa di nuovo e di bello.

La scrittura è una risorsa, una possibilità, un conforto, lo vedo e lo leggo nei post di chi ha scelto di imbarcarsi con me in questo progetto: persone coraggiose che vogliono uno spazio e un’occasione per scrivere per davvero, persone come me, persone libere.