Seduta ad una scrivania incasinata, piena di fogli, di liste di cose da fare, con una tazza di tisana drenante che dovrebbe avere proprietà miracolose, tipo togliere l’effetto delle 35 gocciole che ho mangiato stamattina a colazione e ottenere quello della corsa che avrei dovuto fare e che, naturalmente, non ho fatto.

In sottofondo e-eo-eo-e-eo-eo-e-eo-eo, naturalmente parlo dei Bastille e della loro Pompeii, che ormai è diventata una di quelle canzoni che vanno sotto pelle e che non ti togli più.

Tanto per cambiare scrivo. Scrivo sempre, scrivo continuamente. E penso all’idea di scrivere.

C’è chi fotografa, chi disegna, chi canta. E c’è chi scrive. Come me, come noi di Paper Project. Gente che la scrittura ce l’ha nel dna, ognuno con il suo stile, ognuno con le sue espressioni. Gente che ne ha fatto un lavoro, gente che vorrebbe lo fosse, gente che attraverso internet e i blog ha trovato finalmente la sua dimensione.

Scrivere per bloccare tutte le emozioni lì, sul foglio, o su un documento. Scrivere per rileggersi, per ricordare, per emozionare qualcun’altro, per raccontare qualcosa. Scrivere per se stessi. Perché le volte in cui ti viene bene ti senti soddisfatto e felice, perché ti sembra di aver portato a termine il tuo obiettivo. Scrivere per gli altri. Scrivere per trasmettere amore. Scrivere per spiegare meglio quello che a volte a voce ti viene difficile dire. Scrivere per costruirsi una realtà in cui niente può scuotere quello che ami. Scrivere per fare un regalo agli altri perché per te è l’unica dote che hai e che puoi donare. Scrivere per sentirsi finalmente nel proprio elemento. Scrivere per sentirsi in pace con se stessi. Scrivere, sempre, scrivere.

Scrivere un libro, scrivere articoli, scrivere lettere, scrivere dediche, scrivere sms, scrivere tweet. Poco importa.

Per me, e per noi, l’importante è scrivere.