Staccato il cervello, uscito l’infradito, sfoggiato il panama –che-quest’anno-guai-a-chiamarlo-panama-che-il-panama-si-usava-l’anno-scorso, libera di cazzeggiare non solo in orario lavorativo ecco che, ignorate troppo a lungo cronache e notizie non sono forse del tutto pronta alla notizia delle inquietanti tendenze con cui il mondo attorno a me sembra convivere in pace. Come:

  • Il fatto il corriere della sera mi chieda di definire il mio stato d’animo al termine di ogni articolo.
  • Il fatto detto stato d’animo sia riassumibile in un emoticon
  • Il fatto la gravidanza della Hunziker abbia monopolizzato qualsiasi tipo di gossip.
  • Il fatto detta gravidanza sia quanto meno umiliante per la donna media.
  • Il fatto l’emoticon di punta al riguardo giustamente si definisca “indignata”.

 Abbandono i giornalisti e passo agli opinionisti, così io posso limitarmi ad avere caldo, ad essere in lotta con l’adipe e pensare a che scarpa abbinare al vestitino appena comprato in saldo: apro Facebook. Ed ecco che scopro che:

  • Tra i primi 30 post, 20 sono di bambini, 6 sono di animali. Uagliù, onestament, c’at verament accis
  • Il must dell’estate è allarmantemente il cibo/cibo/cibo. Che se non mi posti colazione, pranzo e cena altrimenti mi preoccupo e penso tu non ti sia alimentato. Una manifestazione di bon ton che mi fa preoccupare tu sia pure tont: abbello ma c’hai sto spaghettino davanti? E magna cocco, magna!
  • Dilaga la sindrome da geolocalizzazione. Che se non ci pensa lo smartphone c’hai da renderti smart e inserirlo didascalicamente sotto ogni foto. Sia mai pensino sei a Riccione quando hai pagato fior di biglietto aereo per andare fino in Grecia.
  • Spopola il grande ritorno della facebzia. Che quando le ecards (rigorosmanete femminili, ironicamente pungenti, tragicamente agghiaccianti) non sono sufficienti si manifesta su twitter. Di cui certo non puoi ammettere di capire la metà delle arguzie mentre qui sembrano essere diventati tutti copywriter. Fa caldo. Vorrei un bicchiere di vino fresco. Mi si increspano i capelli. Io sono una semplice.
  • Last but not least, il monopolio dell’hashtag che a me pare tanto una cag-at. Che basta #pensare #per #pensare #di #poter #hashtaggare. Una mitragliata ininterrotta di pistoleri selvaggi travestiti da saggi.

Così, mentre il famoso “faccio cose vedo gente”viene  rimpiazzato da “faccio autoscatti chatto su facebook”, mi chiedo quando l’informazione è diventata social, il social è diventato microblogging e il microblogging è diventato fenomeno di massa.  ?#?malatemporacurrunt