“I don’t know where I’m running but I know how to run
‘Cause, running’s the thing I’ve always done
I don’t know what I’m doing but I know what I’ve done
I’m a hungry heart, I’m a loaded gun”, 27 years, Passenger

Crescere vuol dire tante cose. Una di queste è confrontarsi con la propria vita, con le aspettative che si avevano quando si andava a scuola e ci si immaginava in un certo modo, spesso molto diverso da come poi si è diventati.

Voi a 18 anni come pensavate che sareste diventati a 25 o a 30? Io mi immaginavo di trasformare la mia passione per i viaggi in una professione, tipo la giornalista di viaggi o, ancora meglio, una di quelle che provano i pacchetti dei tour operator, non so. Sì, sognavo di passare da un continente all’altro, di scoprire cose nuove, di imparare ogni giorno. Ogni tanto però sarei tornata e avrei ritrovato un marito e due bambini biondi e bellissimi.

Poi l’università e la fase del cazzeggio finiscono, inizia l’entusiasmo di una pagina bianca da colorare. Un nuovo foglio, una nuova vita. Il momento di cercarsi un posto nel mondo. E allora sogni il lavoro ideale (nel frattempo hai già cambiato idea sul lavoro precedente perché ti sei accorta che era davvero un filino utopistica) e magari la famiglia ideale. Vuoi vivere in città, lavorare in città, persino fare il pendolare, in qualche strano modo, ti sembra una cosa cool. E’ il momento della carriera, dell’entusiasmo, degli inizi. Hai 22 anni.

Poi quel lavoro comincia e, se sei come me, la routine al terzo giorno ha già spento qualsiasi entusiasmo e calmato tutte le tue voglie di carriera e stai già pensando al tuo prossimo progetto. Tutto succede così in fretta che a 25 anni ti ritrovi davanti al computer a chattare con una tua amica, che nel mio caso è sempre stata Teresa, alla ricerca di quella strada che ti sembra di perdere ogni tre giorni. Perché io sono così?, ti chiedi. Perché noi siamo così, Tere? Idee, progetti, sana fantasia o grandi speranze. Le giornate passano in fretta, continui a fare, anche abbastanza bene, il tuo lavoro e a pensare ai piani b.

Leggevo tempo fa un articolo della differenza tra i 20 e i 40. Pare che i 40 siano “gli anni dell’agriturismo”, quel momento in cui vorresti scappare da tutto e da tutti e immagini che il tuo posto nel mondo sia in una meravigliosa tenuta in Toscana a fare torte per la colazione (o, come dice la mia amica Mary, a organizzare un circolo di lettura), a ospitare gente di tutto il mondo, a vivere secondo i ritmi della natura. Oggi l’ho detto a Teresa: “Noi è da quando avevamo vent’anni che abbiamo la crisi dei 40!”.

paesaggio-maremma

Tramonto maremmano by Stefano Bonini

Di anni oggi io ne ho 28 e forse inizio a venire a patti con me stessa. Con la mia mancanza di equilibrio in una vita che sembra tutt’altro che poco equilibrata. Un marito, una casa, una laurea presa a 23 anni, un lavoro. Sembra tutto così giusto, così preciso, così incasellato. E invece no, la mente vaga alla ricerca di nuovi stimoli, non riesce a fermarsi sulla superficie delle cose, non riesce a smettere di porsi quei milioni di perché che ogni giorno minano la serenità di ognuno di noi. Il mio cervello non riesce ad accettare i rapporti banali, la mancanza di umanità, le negatività. E così scopri che le tue difficoltà sono le tue forze. Che il tuo scoprirti un essere così incasinato e complicato è quello che ti fa stare in piedi e ti fa continuare ad andare. In quale direzione in preciso non lo so.

Perché domani mattina mentre starò facendo una delle solite cose mi verrà in mente il tredicesimo progetto imprenditoriale (probabilmente fallimentare) della settimana e, se a 20 anni questa mancanza di equilibrio mi faceva paura, mi faceva sentire strana, un po’ matta e iperattiva, oggi mi alimenta.

Ci vediamo quando di anni ne avrò 60, magari in quell’agriturismo.

 

Immagine di copertina by Simona Granmarco