Ultimo anno del liceo scientifico. Maturità o esame di Stato, chiamatelo pure come vi compiace. Seconda prova di matematica, quando la mia unica e sola speranza era quella di aver un’illuminazione divina, ovvero desideravo l’immediata scesa  dello Spirito Santo cosicché facesse tutto il compito di matematica mentre io pasticciavo casualmente i fogli cercando di dare invano un senso a qualcosa che per me non lo ha mai avuto e mai l’avrà. Finita e passata la maturità senza, ahimè, alcun intervento celestiale per quel che concerne tutte le materie scientifiche – quindi insomma, tutto nella norma-, estate spensierata e, oddio, scelta della facoltà universitaria. Che faccio?

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Giurisprudenza. Ebbene sì, e sono felice e soddisfatta della mia scelta, perché finalmente ho potuto studiare serenamente e vivere la quotidianità senza formule e segni strani che mi tormentassero e mi facessero sentire stupida; avevo voglia di imparare e, anche se alcune materie erano dei mattoni che manco il profitterol mi è così indigesto (ed io odio il profitterol), dopo ogni esame mi sentivo sempre più realizzata, sia come studentessa  sia come persona.

Quindi no, questa non sarà una critica aperta sulla facoltà di giurisprudenza e sì, sono assolutamente sobria (anzi addirittura astemia) e l’Università degli di Studi di Torino non mi sovvenziona (ma magari).

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Ecco il punto. Il punto è che se tu, ragazza (notare l’impronta volutamente femminista di questo articolo) sceglierai di iscriverti alla facoltà di giurisprudenza, dovrai essere pronta a sentirti dire tutta una serie di frasi che le raccomandazioni della nonna di coprirti la schiena perché altrimenti ti sarebbero venuti tutti i malanni possibili ed inimmaginabili più uno, sono degli allegri e confortanti consigli. Ovvero:

  1. – Studi legge? Oddio, ma come fai ad imparare tutte quelle leggi a memoria?

Primo, hanno inventato quelle cose chiamate codici e, secondo, parrà strano ma l’iscriversi a giurisprudenza non comporta l’automatica cancellazione di ogni capacità cognitiva. Non siamo delle scimmiette ammaestrate che passano tutto il tempo a ripetere gli articoli del codice civile, alternati con quelli di procedura, manco fosse “il cinque maggio” di Alessandro Manzoni. O almeno, non tutti.

  1. – Se studi giurisprudenza diventerai sicuramente un avvocato!

Sì, perché le rose sono rosse, le viole sono blu, lo zucchero è dolce e così sei tu.

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  1. – Ma sai, io devo studiare davvero per questo esame, mica come te che devi solo imparare tutta a memoria.

ANCORA?

  1. – Poveri voi giovani, non troverete mai lavoro.

Se continuo a lamentarmi come te, sicuramente no.

  1. – Tu studi robe così noiose.

Grazie di aver espresso la tua opinione.

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  1. – Ma di avvocati non ce n’è sono già troppi?

Migrerò.

  1. 7. – I giudici sono tutti corrotti.

Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

  1. Hai scelto civile o penale? Perché sai, se scegli penale poi ti ritrovi a difendere gli assassini e io davvero non so come facciano quegli avvocati a dormire la notte.

Appena li incontro glielo domando.

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