Si rischia di bere un caffè e di ritrovarsi con la vita accortacciata perché qualche stronzo ti ha messo sotto gli occhi una delle sue verità assolute e così confonderai per sempre l’aroma di un’arabica al 100% con l’odore acre della tua realtà. Cazzo! Ma chi l’ha chiesto di essere sempre aggiornati, in tempo reale, sull’andamento della propria esistenza? Cos’è che diceva la frasetta? Un patetico “smetti di partire e arriverai”. Non ci bastavano i cioccolatini, ci si mettono pure le bustine di zucchero a sentenziare. “Chi se ne va che male fa. Arrivederci amore ciao le nubi sono già più in là”. Ha ragione la Caselli. Sì, oltre, altrove, lontano da qui, ovunque purché altrove. Come si può smettere di partire?

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Chissà perché cominciamo a riempirci la testa di cazzate fin da bambin,i prestando il fianco a domande tendenziose del tipo “cosa vuoi fare da grande?”, che se fossimo in un film americano varrebbero un bel “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Voglio fare il fornaio, mi piace l’odore del pane. È un lavoro pulito. Ma che dottore, ma che astronauta. E intanto cresci e senti che quelle risposte all’apparenza innocue hanno comunque lasciato qualcosa dentro di te e i “mai più” e i “per sempre” acquistano d’improvviso un nuovo significato. Vorresti fare tutto e niente. Essere chiunque e nessuno. E ti senti possibilista e allo stesso tempo determinato. E ripensi alla domandona alla quale avresti voluto, anzi dovuto, rispondere con un sintetico ma incisivo “da grande voglio fare bella figura. Solo bella figura”.

E se tutto fosse completamente diverso? Non avere mai più paura di essere quello che sei. Così mi han detto tempo fa, e solo ora comincio a crederci.

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E allora, buona giornata a tutti i contraddittoriamente vivi con una poesia di un amico.

“L’immagine era sempre la mia/ eppure in ognuna un particolare del viso/ un atteggiamento del corpo/ mi diceva qualcosa di diverso./ Stupito li guardai più attentamente./ Ma in quanti ero io?/ E ognuno ero io?/ E quante lingue parlavo?/ E a ognuno dicevo e mi diceva qualcosa di diverso/ di bello e di brutto/ di limpido e di equivoco/ di dolce e di violento/ di vero e di falso. Capii allora: io sono tutti voi/ condomini dello stesso palazzo./ Io sono i ritratti che dipingete/ mi riconosco/ empio e pio/ bianco e nero/ solvente e insolvente/ brigante e poliziotto/ contraddittoriamente vivo”. (Giancarlo Viganò)