Oggi questo blog ospita il racconto di Dodo Occhipinti, da settimana prossima blogger di Paper Project nella sezione Lifestyle con il blog “Appuntamento col destino”, che ci parla della sua esperienza nel ristorante di Cracco.

Ho voluto togliermi uno sfizio. Dopo sedici anni di matrimonio, non sai cosa regalare. Hai esaurito tutte le carte, esclusa quella di dare il nome di tua moglie a una stella (per chi fosse interessato http://www.nameastar.net/). Poi ho pensato: che cacchio se ne fa mia moglie di una stella che si chiama come lei? Con lo smog di Milano non si vedrebbe neanche. E allora mi son detto: la porto da Cracco!

La Prenotazione: scrivi alla mail del ristorante un paio di settimane prima, dicendo che vuoi festeggiare l’anniversario e subito ti propongono di far trovare un bouquet di rose rosse sul tavolo. Io sterzo con decisione e verso un più moderato “cinque rose bianche” e il primo passo è fatto.

L’Arrivo: ci accoglie un distinto Buttadentro che ci chiede il nome. Arriviamo un millisecondo dopo un’altra coppia e ci fanno accomodare in un salottino. In questo modo il maître ha il tempo di accogliere gli avventori uno per uno. Veniamo accompagnati in una saletta laterale in cui ci siamo solo noi. Uno scambio di sguardi e io e mia moglie ci capiamo al volo. Loro ci vogliono concedere la privacy che la circostanza impone, noi abbiamo il dubbio (infondato) che ci abbiano messo lì perché non meritiamo la sala grande (ma no dai, ti pare?).

L’Aperitivo: prima difficoltà. Ci viene proposto nell’ordine un Franciacorta o uno Champagne. Io ho una rapida visione di me stesso che dico “CHAMPAGNE!!!!” e un attimo dopo firmo per accendere un mutuo trentennale e tentenno. Il maître mi legge nel pensiero ed elegantemente mi consiglia un Ferrari Riserva, dicendo semplicemente “tanto… voglio dire… è lo stesso…”. Quanto basta insomma per tranquillizzare il portafoglio. Ci pensa lui…  Con l’aperitivo ci portano sei tartine fatte con un morbidissimo pane colorato. Io le chiamo Spongebob perché sembrano delle spugne. Ci guardiamo e ridiamo.

La Telefonata: Mio figlio è in gita scolastica e lo devo chiamare, ma siamo due piani sottoterra e il telefono non prende. Mi alzo per salire all’entrata e mi vengono incontro in quattro, alcuni con apprensione. Li tranquillizzo mostrando il telefono e mi accompagnano all’entrata, dove familiarizzo con il Buttadentro.

Al ritorno, mia moglie mi dice che un cameriere ha prelevato con cucchiaio e forchetta il mio tovagliolo e me l’ha sostituito con uno pulito. Leggo l’etichetta: 75% cotone, 25% lino. Anche da questi dettagli capisci che ti sei buttato in un altro mondo.

Il Menù: il maître ci consegna i menù. L’eleganza nascosta: quello consegnato a mia moglie non ha i prezzi, il mio sì. “E se fossimo state due donne?” mi chiede lei, candidamente.

La Carta Dei Vini: non conosco i vini, non li so scegliere. Spero nell’aiuto del Sommelier. Mi portano la carta dei vini: un libro in pelle umana che sembra il libro delle magie di Hogwarts. Leggo qualche prezzo: Brunello… 2000 euro. Refosco: 1800. Champagne: 4700. Alla bottiglia, naturalmente. Il maître mi legge di nuovo nel pensiero (deve essere abituato e già lo ammiro) e mi suggerisce un Pinot del Trentino: 55 euro. Salvo.

Il Pane: Cracco il pane lo fa in casa. Quattro tipi: la ciabattina (superba), il panino all’olio (sembra di mangiare pane con sopra l’olio crudo, incredibile), il panino al burro (oddio svengo), l’integrale con i semi di finocchio (che classe!). Te lo servono uno alla volta, così non ti ingozzi, ma te ne danno quanto vuoi.

Le Portate: Volevamo prendere i due menù degustazione diversi, ma il maître ci ha consigliato di farne uno unico, prendendo varie cose da uno e dall’altro. Ci pensa lui… Io son di bocca buona, sono preoccupato per mia moglie. L’unica volta che l’ho portata in un ristorante cinese ho mangiato solo io. Ma qui siamo da Cracco, è diverso. Infatti, una dopo l’altra si susseguono le portate in un tripudio di sapori incredibili. Non vi descriverò tutti i piatti, ma ci rimane su tutti il risotto allo zafferano e midollo più buono che abbia mai assaggiato e l’orata appoggiata su croccante di nocciole (il cameriere ci avverte: “il croccante è molto dolce, se volete, potete anche non mangiarlo tutto”; noi gliene avremmo chiesti altri due!)

Il Bagno: Porca miseria, ci siamo dimenticati di provarlo! Visto il numero di camerieri che ci girava intorno al tavolo, mi immagino un addetto che ci passava da dietro la porta la carta igienica firmata Cracco.

L’Apparizione: improvvisamente appare lui, lo Chef. Cracco in persona ci porta il dolce con una candelina accesa sul piatto. Stringe la mano a mia moglie, che promette di non lavarsi più la mano prescelta. Elegante nel suo grembiule, come in TV, proprio come ce l’aspettavamo. Ci invita in cucina al termine della cena.

Il Caffè: ordiniamo il caffè. Ci portano tre vassoi: il primo con frutta disidratata, il secondo con dolcetti vari, il terzo con i caffè. Il cameriere ci porge il vassoio con dieci tipi di zucchero diverso… io vado sul bianco classico.

La Cucina: dopo circa due ore e mezza, il maître ci chiede se abbiamo terminato e ci accompagna in cucina. Cracco ci accoglie come se entrassimo nella sua camera da letto. Tutto è pulito ed in ordine. Ci mostra un tavolo da cui si può mangiare ed osservare la cucina e tutto quello che succede. La foto di rito e ci salutiamo. Torniamo al tavolo dove ci aspetta il conto. Prima o poi doveva accadere.

S’è Fatta ‘na Certa: intorno a mezzanotte ci alziamo, sazi, felici, forse un po’ brilli, perché la bottiglia era pagata e quindi ce la siamo scolata per intero. Ci riaccompagnano all’uscita e consegnano i fiori a Francesca. Leggo nei suoi occhi che è felice, anche se, in qualità di commercialista di casa, conserva già lo scontrino della carta di credito, e sa cosa ci aspetta il 15 del mese prossimo. Sono cose che si possono fare una volta nella vita. Ce ne andiamo con il rammarico di non aver fatto come in Ratatouille, mettendo la cucina in subbuglio nell’ordinare “qualcosa di speciale”.

Foto di Lorenzo Rui