Le tasse, la politica, la burocrazia: quante volte, quante ditemi, ci lamentiamo dell’Italia? Almeno 3 volte al giorno prima dei pasti principali, o forse anche di più.

Quanti scappano ultimamente, con il sogno di una nuova vita in cui i nostri guadagni non vengano mangiati dalle tasse, quanti immaginano di aprire delle imprese lontano, quanti sono convinti che il lavoro si trovi e sia migliore? Molti. Moltissimi.

Poi vai in vacanza in Australia, passi tre settimane – meravigliose – all’estero, e pensi che dell’Italia non potresti proprio fare a meno. Nonostante i paesaggi che ho visto siano meravigliosi e mi sia piaciuto tutto, proprio tutto, e il viaggio sia stato indimenticabile. E nonostante viaggiare per me sia la cosa più bella del mondo, l’unica che ti apre la mente, che ti aiuta a crescere, che ti mette a confronto con altre culture e ti fa essere un po’ meno piccolo.

Sì, perché all’italiano medio casa sua manca, e anche tanto. Che l’Italia è un casino, pizza, mafia e mandolino dicono, ma è così bella. Con la sua storia, il suo passato, le sue cucine regionali, la cultura. Ed è allora che inizi a fare i paragoni.

Perché se per fare il cameriere ti danno 1.500 dollari a settimana (circa 1.000 euro) e se ti licenziano in un ristorante nel pomeriggio trovi un altro posto di lavoro, una cena fuori ti costa circa 100 dollari a persona, ovvero 70 euro.

In Australia, per prenotare un ristorante, ho fatto una telefonata e mi hanno passato un centralino. Ed ero al ristorante, ma non si poteva dirlo al cameriere. In Italia avrebbero scritto la tua prenotazione su un foglietto a quadretti stracciato che puntualmente il cameriere avrebbe perso. E m’avrebbe fatto molto incazzare, ma pure parlare con un centralino per una cosa da 5 secondi non m’è piaciuto.

In Australia, sulla Barriera Corallina, alle 16,30 i negozi chiudono, alle 18 cenano, alle 21 le strade sono deserte. In Italia, d’estate al mare, alle 16,30 scendi in spiaggia, alle 20 torni a casa, alle 21,30 vai a cena e poi via, struscio come si dice a Milano, bancarelle, gelato, crepes alla Nutella e cocktail.

In Australia, ovunque vai, ti terrorizzano. Vuoi farti due passi vicino ad un fiume? Attento che ci sono i coccodrilli, e lo sai che una volta un coccodrillo al Kakadu s’è mangiato una ragazza? E comunque se ne vedono anche vicino ai sentieri quindi vacci ma sta attento. E che i koala, che sembrano tanto teneri e carini, hanno delle unghie che ti squartano? E i canguri? No, devi stare molto attento al canguro che se ti dà un pugno è peggio di Tyson ai tempi d’oro. E le cubomeduse? Non vorrai mica farti il bagno così, col bikini! Minimo minimo una muta che ti copre tipo chador. E il sole? No dai, il sole no, rischi addirittura d’abbronzarti, almeno una protezione 50 te la dovresti mettere, che quando te la spalmi sembra Philadelphia. In Italia il cazzomene regna, ti brucia una medusa? Comprati uno di quegli stick all’ammoniaca e non metterla giù troppo dura!

meduse

coccodrillo

E il cibo, come non parlare del cibo. Finisce che ti ritrovi a sognare patate fritte e sandwich, a trasformarti quasi in una patata fritta, che manco un’insalata senza due litri di salsa puoi ottenere. E io e Silvia, che mai abbiamo mangiato italiano all’estero, dopo un paio di settimane ci ritroviamo a sognare un semplice panino al salame, e a mangiare a Sidney (che è veramente una città meravigliosa) in una pizzeria italiana gestita da giapponesi (o koreani, o cinesi, non ho mai capito come si faccia a distinguerli) una pizza che manco nei peggiori bar di Caracas.

 L’Italia è bella, l’Italia è fatta di ospitalità, di tanti popoli, di amore per la terra, per il cibo, per la famiglia. L’Italia è un piatto di pasta fresca al ragù a pranzo la domenica, è un borgo arroccato che si apre sul mare, è una scoperta archeologica fatta per caso in un posto a cui non daresti nulla. L’Italia è fatta di persone magari poco precise, magari poco rigorose, ma sorridenti e piene di voglia di vivere. L’Italia sono gli Uffizi, il Colosseo, il Duomo (e non solo quello di Milano). L’Italia è il Salento, con i taralli e l’acqua cristallina, è la Sicilia, con gli aranceti e gli anellini al forno, è Napoli, con la pizza e Pompei. Solo per citare qualcosa, anche di un po’ banale. L’Italia va amata, al di là della politica e delle tasse. E va curata, perché come direbbero gli australiani, “there’s no place like home”.