Nelle favole non lo dicono. Quindi ovviamente mamma non te lo dice. Perché nelle favole le principesse non si attaccano alla boccia e non finiscono rantolanti ai piedi del Principe.

Ma nelle favole hanno tutte una taglia 38, la pelle come il sedere di un bambino della Pampers e i capelli effetto liscio mai più crespo, pur senza dover ricorrere agli studi miracolosamente scientifici della Sunsilk.

C’erano una volta le astemie. Ci sono oggi, alcune volte, le alticce. Altre le allegrotte. Più spesso le diversamente sobrie. Meno spesso, ma inevitabilmente talvolta, le ciuchine. Raramente, ma inevitabilmente nei momenti sbagliati (della vita, della serata, soprattutto del karma), le ‘mbriache marce. Perché noi donne abbiamo imparato a non aspettare Azzurro e a domarcelo da solo il cavallo bianco, a procacciarci da mangiare senza rischiare di incorrere nella mela della Strega Cattiva e a chiamare la derattizzazione/l’analista nel caso ci compaia un topino/un topino parlante per casa. E, nel cammino verso la saggezza e l’emancipazione, abbiamo scoperto l’abbeverazione… alcolica. Nonostante mamme e principesse ci avessero avvisato che “non c’è niente di peggio di una donna ubriaca”.

Mamma, Principesse, qualcosa c’è. Una donna ubriaca in possesso di un cellulare. Perché ci sono vari tipi di sbronza. Tutti più o meno imbarazzanti, più o meno devastanti, più o meno ignoranti. E poi c’è LA sbronza. La peggiore. La più pericolosa. Quella che non sa di essere tale. Quella che, anziché farti sentire arrivata, ti fa sentire illuminata. Così che, con in mano l’ennesimo bicchiere di rosso, in precario equilibrio su un tacco 12, finisci nell’ordine per:

– Fissare con occhio vitreo gli astanti, e sentirti in assoluto dovere di renderli partecipi della tua folgorazione. Perché tu, improvvisamente, sei IL verbo, La voce della verità. Quella capace di dire alla tua migliore amica che sì, ha perso 4 anni dietro a un coglione che, no, non mollerà mai la fidanzata e che la colpa è solo sua perché i segnali, manco troppo latenti, c’erano tutti. Di annunciare alla fidanzata di tuo fratello che è il caso si accorga che dai… non avrai mica creduto di essere l’unica no? Di aprire gli occhi a Baffa dicendole, per il suo bene, che è davvero davvero il caso si regali un’epilazione facciale.

– Ignorando il malcontento ingenerato dal flusso di grandi verità di cui sopra, continuare in modalità Salvatrice della Patria, annunciando che, certo, ora che sappiamo la realtà siamo tutti soli e infelici, ma che ogni cambiamento può essere un’occasione. Per cui, mentre il tuo pubblico ti guarda con occhio assassino e sta meditando se sia più urgente mettere fine alla serata o alla tua esistenza che, ora che ha toccato il fondo, potrà solo risorgere come la fenice, eccoti pronta ad abbracciare la tua migliore amica sbiascicandole nell’orecchio che comunque è lui che ci perde, ah-cosa-ci-perde, quello-stronscio-non-ha-manco-capito-cosa-si-perde. Perché ha visto sciolo la puuunta dell’iceberg. E del resto lei non assssssomiglia minimameeeente a un iceberg, perché lei è magra. O comunque non triangolare. A guardare annichilita la ormai-ex di tuo fratello che ti insulta incapace di capire tu volevi solo il suo bene. “Perché ciaschuno di noi merita qualcuno che lo ami, perché l’amore esisssste ed è ttttotale”. A tirare pacche affettuose alla troppo-annicchilita-per-andarsene Ormai Consapevolmente Baffa, rassicurandola che, “una volta tolta quella peluria nera, sarà proprio proprio grasssioza”.

– Esaurito il tuo ruolo di supereroina grandi poteri-grandi responsabilità nei confronti dell’umanità, dedicarti anche a te stessa. Dunque ovviamente chiamarlo. Ignorando il fatto che tecnicamente è finita da mesi. Sorvolando sull’inspiegabile difficoltà di mettere a fuoco il display del cellulare/ricordarsi come si compila il nome di preciso/accedere al giusto nome-privato-più-diffuso-al-mondo della rubrica/individuare il tasto chiamata. Trascurando il dettaglio che lui (proprio lui, che notoriamente sta a un cellulare come un rabdomante a un legnetto biforcuto nel deserto) risponda, a fatica, al 15esimo squillo a vuoto della settima telefonata di fila. Sottovalutando il tono da martire e la musica disco in sottofondo. Minimizzando il suo “sono fuori hai bisogno?” con un “che dolce…. Era fuori E ha risposto. Quindi avevo ragione. Quindi è destino. Quindi l’universo che cercava di dividerci nulla può contro il nostro ammmore”. Misconoscendo il successivo, drammatico e lampantissimo “scusa ma puoi fare in fretta che c’è una mia AMICA che mi aspetta” forte del tuo “no, tu ora mi ascolti perché io c’ho qualcosa (di forte) da dire”. Per culminare, all’oscuro del melodrammatico tracollo dal limbo della pietà al campo minato della molestia, con una dichiarazione alla Scusa ma ti chiamo Amore e conseguentemente priva di logicità, coerenza, sostanza: “perché io, perché noi… perché tu non lo sai, ma se siamo ancora qui senza essere mai stati qui allora è perché il qui è più forte dell’ora perché è fatto di noi”.

– Al 16esimo (e ormai spazientito) “sei ubriaca, ci sentiamo quando stai meglio, cioè ti chiamo io, cioè devo andare”, iniziare a sentire una vocina di sottofondo. Che orribilmente ti fa presente che manco Carrie Bradshaw con Big si è mai avvicinata a stati così pietosi (e quanto meno lei si è ricevuta un bel po’ di Manolo Blanhik). E quella almeno era finzione da sitcom .

– Perché da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Ed è evidente che tu debba assumerti le tue. Del resto hai già un’idea. E i vestiti ce li hai già abbastanza strapazzati. Per cui, se ti metterai a piangere forte forte, ma proprio forte, ecco che apparirà la Fata Madrina. Perché nelle favole te lo dicono sempre: prima o poi apparirà qualcuno che ti ama, a mettere a posto tutte le cose.