Succede così, quando meno te lo aspetti. O meglio, così dicono quelli a cui succede mentre sono molto impegnati a dimostrare di non aspettare.

Uno scambio di sguardi, un brivido sulla pelle, uno sfarfallio nello stomaco. No, non è la telecronaca del Derby, ma il preludio di un invito a cena. Che si sa, è la mano d’apertura dell’approccio “io uomo-tu donna-io piacere te”, l’anticamera di una relazione, la prova del fuoco prima della vera e propria discesa in campo.

Eccolo lì, tutto carino, tirato, impomatato, leccato. Ed eccoti lì, tutta scollacciata, scrubbata, depilata, idratata, con pelle effetto seta, pronta a fingere di ovviamente no, non badarci alla dieta.

Buono questo ravanello, or vediamo il tuo orticello. E cose del genere. Cose che, come tutto nella vita, a volte è meglio prendersi la briga di organizzare. Per essere certi di non toppare.

Perché succede così, quando meno te lo aspetti. Ma aspettare o non aspettare sempre meglio sapere cosa sia meglio ordinare. E cosa accuratamente evitare.

Capolista del “mai più con” delle ordinazioni a tavola, presidente onorario del “te prego non dirmi che è vero”, signori e signori ecco l’aglio. Con annessi e connessi surrogati. Perché puoi pure assomigliarmi a Patric e propormi una dirty dancing sfrenata dopo, ma se me stendi prima ancora di arrivare alla porta di casa non sei affascinante, sei puzzolente. E anche se non sei degli anni ’80 dovresti ricordarti sempre di Tina poi con l’alitosi… che nevrosi! Per cui cocca, anche se la cipollina è caramellata poi tu la emetti la zaffata.

Mangiare verdura è importante. Ma per una prestazione da serie A per una sera puoi fare a meno del pieno di vitamina C, D ed E. Hai 365 giorni all’anno per giocare al ruminante, sono quasi certa per 1h e mezza tu possa rinunciare al sedano e al prezzemolo. Non dico tu debba partecipare al casting della Mentadent, ma oggettivamente, l’arbusto di pianta tra i molari potrebbe distrarre il/la tua partner dalla conversazione anche se gli/le avessi appena rilevato che possiedi un pozzo petrolifero. E diciamocelo, è già altamente improbabile tu lo possieda.

Il sushi è trendy. Il maculato pure. Ma, schizzata di salsa di soya, è più facile che passi per un asessuato esemplare di Polla che per un’inedito capolavoro di Pollock. E il sex appeal del boccone intero rischia di perdersi in una blanda imitazione di un Botero.

Puoi essere un gran pezzo di manza, ma evita di puntare solo alla sostanza. Che Giselle e milioni di altre modelle siano state scoperte mentre passeggiavano da Mac Donald non implica scassarti un hamburger da 300 gr colando sughetti e salsine ovunque sia estremamente secsy, ma che se devi fare pipì e vuoi incontrare un talent scout ti conviene frequentare un fast food all’ora di punta. Hamburger mon amour certo. Ma non al tuo primo appuntamento con un signour.

Anche se sei un fan sfegatato di Leone non puntare a girararne un remake proprio a una cena galante: la fasolata puoi magnartela dopo il calcio con gli amici, non mentre cerchi di convincermi a fare pici pici. O le uniche balle a fare del movimento saranno quelle di fieno.

Spezie e speziette: aerofagia non fa sempre rima con magia. Nel dubbio meglio evitare, prima di passare la serata a ruttare.

Crostacei. Bono il gamberetto. Bono l’astice. Bona più più l’aragosta (nonché un ottimo modo per ridurre subito un uomo in mutande). Ma con due chele tra i denti, ‘na zampetta in mano e un’antennina nel naso perfino Kate Middelton potrebbe ritrovarsi a corto di bon ton.

Pannocchie, piselli, ceci, lenticchie, legumi dall’infida pellicina filo-interdentale. L’unico mantra da tenere a mente? “Non lo fare”. Arrivare al primo Natale insieme con ancora ricordi della prima cena letteralmente incisi nella memoria non è quello che si spera di raccontare un giorno ai nipoti.

Alghe. A meno tu sia un discendente de Lo Squalo, masticare qualcosa per 45 minuti nella speranza di riuscire a lanciarlo sotto il tavolo distraendo il tuo/la tua partner additando asini che volano non è esattamente l’ideale. Mai dire mai, ma limitiamoci alla licenza di recidere.

Succede sempre così: sguardo da triglia, pelle d’oca, farfalle nello stomaco. Ma magari senza un topo morto in bocca.