Questa è la breve storia di una ragazza che decise un giorno d’intraprendere un cammino da sola, un passo dietro l’altro, con lo zaino in spalla e lo sguardo rivolto davanti a sé, verso una strada sconosciuta che le pareva infinita.Non scappava da nulla, non era alla ricerca di qualcosa in particolare, ma sentiva che quell’esperienza doveva assolutamente essere sua, tanto quanto le mattine invernali necessitano del profumo del caffè per avere un inizio. Questa breve storia non parla di coraggio, non racconta di prestanze fisiche particolari o di come preparare il bagaglio perfetto per il viaggio perfetto. Perché decidere di percorrere più di centocinquanta chilometri in poco più di sette giorni, seguendo una qualche via francese non ben definita, non ha nulla a che vedere con la razionalità, e tanto meno può essere oggetto di uno spassionato consiglio.

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Questa breve storia è una storia fatta di malinconia e di un pizzico d’incoscienza, quella stessa incoscienza che abbiamo quando decidiamo di correre sotto un temporale estivo con un paio di birkenstock blu ai piedi, perché dobbiamo assolutamente tornare a casa per preparare la cena alla persona che amiamo -chiunque essa sia, anche il gatto è ben accetto-, e non possiamo permettere che gli umori di Giove rovinino il nostro programma della serata; è una storia fatta di sorrisi e di qualche (anzi molte) lacrime, perché non c’è nulla di più triste del sentirsi improvvisamente abbandonati, malgrado sia tutto dovuto ad una nostra precedente scelta; è una storia fatta di dubbi, quei dubbi che ti assillano e che ti fanno rigirare nel letto insonne alle quattro del mattino, perché la tua mente è diventata improvvisamente un groviglio di pensieri -che a confronto un quadro Pollock pare un inno alla sobrietà- e tu vorresti solo sprofondare nell’incoscienza onirica per non sentire più quel silenzio assordante che dilaga intorno a te.

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Questa è la breve storia di una ragazza che decise di dimostrare a tutti coloro che la guardavano con sguardo incerto che la solitudine non è per forza una nemica, ma anzi una compagna di viaggio assai preziosa, se solo s’impara ad accettarla. Che decise d’insegnare ad una sua futura bambina, che nascere donna non è un limite a meno che non sia tu a renderlo proprio tale; che le favole che leggerà o le avventure che le racconterà un qualche pazzo girovago, non devono necessariamente rimanere un sogno ad occhi aperti, perché basta avere la volontà di realizzarle; che il principe azzurro esiste per davvero, solo che ogni tanto è un po’ pigro.

Questa è la breve storia di una ragazza che imparò finalmente ad amare se stessa.

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