Avevo un cane. O meglio, un muso a quattro zampe. Un piccolo ricettacolo di proiezioni antropomorfiche. Un compagno fedele. Una coda che batteva il tempo al ritmo delle sue emozioni. Un canguro sovreccitato nei momenti piacevoli della giornata. Un cane, insomma”.

Muriel Barbery


Nei western funziona così: il cattivo prende la vittima, la obbliga a scavarsi la fossa, e poi le spara a sangue freddo dritto in mezzo alla schiena. Che viene da chiedersi come faccia ad avere la precisione che manco un torero, ma va beh, si sa, la vita non è un film.

In CSI funziona così: il serial killer conduce la vittima ignara in un posto isolato. Immancabilmente in mezzo a un bosco.
Che pure qui ci si chiede: “anima mia santa, non ti sei insospettita quando ti ha guardato come il lupo guardava Cappuccetto Rosso (sei bionda, appunto, è impossibile un uomo non ti guardi), non ti sei domandata come mai continuasse a offrirti da bere come a una reduce del deserto mentre lui sorseggiava acqua naturale (sei giovane, spesso sei americana, ancor più spesso bionda, passi), non ti ha solleticato alcun senso di allerta il fatto abbia passato 45 minuti a verificare il fatto che “sì, vivi sola e che no, non senti spesso i tuoi genitori e che certo, le tue compagne del college son partite per le vacanze e non torneranno prima di un mese” (ovvio, sei donna, stai già sognando ci sia stato il famoso colpo di fulmine e Azzurro di fronte a te stia già pianificando la vostra vita insieme e voglia il tuo tempo tutto per sé), ma accidenti gioia mia, perdincibacco tortorella del mio cuore, dove cazzo l’hai messo il tuo istinto di sopravvivenza, nel momento Azzurro di cui sopra, con un sorriso alla Hannibal che manco Antony nella sua migliore interpretazione ti propone uno strappo a casa, ti fa salire su una macchina Arbre Magic dotata (appunto) e parte in sgumma senza nemmeno chiederti “da che parte andiamo?”.
Fatto sta che il serial killer la conduce nel bosco. Taglio. E puff, ricompare nell’atto di calpestare la terra intorno a quella che, il telespettatore scaltro non se lo lascia sfuggire, ha tutta l’aria di essere una fossa. Il tutto nel giro di un paio d’ore a partire dal “ciao” iniziale.

Ma va beh, si sa, la vita non è un film.
Men che meno un corto.
Perché nella vita, scavare una fossa è tutto tranne che il corollario.
Scavare una fossa è un cazzo di casino.

Innanzitutto gestire una piccozza è roba da The Rock. Bella la piccozza, utile la piccozza, ma pesa la piccozza. Che vista Biancaneve uno pensa “se ce la fa Mammolo, vuoi che non ci riesca io?”. Ecco: tu, no. Per cui dopo uno sforzo sovrumano ecco che riesci a sollevarla, la sollevi, la sollevi e… colpendo il suolo da 30 cm di altezza stranamente non riesce a perforare il terreno.
Ma tu persisti.
Nonostante le radici.
Che le radici, si estirpano.
Nonostante i sassi.
Che i sassi, ci scavi intorno, e li elimini.
Fino a che non arrivi a IL sasso. Il massiccio delle Dolomiti.
Per cui, va beh, che vuoi che sia, continui a scavare dall’altro lato.
Forse meglio più a sinistra.
Magari appena più sotto il terreno si smolla.
Non c’è da escludere che, smossa la superficie, diventi un gioco da ragazzi.
Potrebbe anche essere che…
Ecco. Mamma mia. Faticato due ore eh, ma… sì, insomma… certo da lontano sembra poco, ma…. Ah, dici che 8 cm non sono sufficienti?

Hai un cane. Certo, ce l’hai da un po’, e certo, c’ha un’età, ma mica pensi che da quando l’hai preso a 19 anni sia poi passato tanto. Sembra ieri. C’hai ancora la pelle di una ragazzina. E poi insomma… sì, non è più giovane ma sta bene. Benino. Se la cava. Fino a quando non smette di mangiare. Di camminare. Fino a quando non riesce a sollevare nemmeno la testa, e tu ti ritrovi a piangere tenendogli la zampa e ripetendo dondolandoti “andrà tutto bene, stai tranquillo, andrà tutto bene”.
Addormentarlo è il meno. Il più è accettare che quella palla pulciosa non sarà più pronta ad accoglierti scondinzolando appena varchi la porta di casa. Ma sta male, sta davvero male e vederlo soffrire e non potergli nemmeno spiegare che avete fatto tutto il possibile, e che non deve sforzarsi, dato che tanto sulle zampe non ci riesce a stare, ti fa sentire più impotente che di fronte all’ottusità di Kate Winslet sdraiata a stella sulla zattera-porta di Titanic (il famoso “Rose, in due ci si stava”).

Per fortuna che c’è la famiglia. E mamma e papà ti stanno vicino.

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Certo, l’iniezione gliela fanno fare nella parte di casa in costruzione dove, guarda caso, verrà posizionata la tua futura camera. Del resto siamo in montagna, almeno siamo al fresco e la carcassa così si conserva fino alla cremazione.
Fortuna poi intervengono le persone che ami, a rassicurarti: “Dai Cati, non piangere. Sì, è la tua futura stanza, ma questo vuol dire che Baloo ti farà la guardia per sempre e sarà sempre vicino alla sua padroncina”. (Fammi capire: non solo dormirò in una scena del crimine, ma sarò pure infestata dai fantasmi? Grazie, davvero, rifacciamolo che mi consoli).

Certo. Papà entra un tantino in versione efficienza e insensibilità nel momento in cui suggerisce di posizionare il cadavere nella posizione più idonea allo spostamento che poi, si sa, subentra il rigor mortis.

Ma sono i tuoi genitori che chiamano il veterinario perché venga a casa, sono loro che si occupano della cremazione, sono loro che non ti fanno rientrare nella camera del misfatto fino a quando sembra non vi sia successo nulla.

Sono loro che ti aiutano a seppellirlo in giardino, nell’angolo in cui si divertiva a correre.
E sono loro che, dopo un lavoro di squadra di 3 ore, guardano il tuo buchetto nel terreno di 10 cm per 10 e timidamente suggeriscono “ma l’urna…. È proprio necessaria? No perché potremmo anche limitarci alle ceneri, no?”.

Fatto sta che non demordi e alla fine ce la fai.
C’hai la famosa fossa.
E improvvisamente ti accorgi che, puff, il terreno precedentemente accumulato non basta.
No, ma stiamo scherzando?
Ma come? Era lì, t’ha fatto soffrire le pene dell’inferno per togliersi, c’hai pure messo dentro l’urnetta, l’hai decorata con dei sassi per proteggerla dalle intemperie, ci hai messo un paio di fiorellini e ora ti ritrovi con un avvallamento in giardino?
C’era chi moltiplicava i pani e i pesci. Tu fai sparire la terra.
E a portare a termine la procedura ci hai messo un intero pomeriggio.

Baloo

Del resto la vita non è un film.
E non puoi staccare fino al momento in cui non sentirai più un buco dentro.
Fortuna per riempire la tua di fossa tu hai 14 anni di ricordi.
Perché il tuo cane era un figo. Certo, in quanto border collie avrebbe dovuto saper fare il Sudoku e ci avevi messo 1 anno e 7 pacchi di Macine a insegnarli seduto (su zampa e sdraiato avevi gettato il cuore oltre l’ostacolo). Certo, era convinto di essere una tigre del bengala e attaccava briga con cani che, se lasciati liberi di agire, vi avrebbero usati entrambi come stuzzicadenti. Certo c’aveva un’alitosi che altro che nevrosi. E spesso, quando ti correva vicino era talmente preso dall’entusiasmo da schiantarsi contro eventuali ostacoli, facendo inevitabilmente lo gnorri. Ma ti faceva ridere. Non voleva uscissi di casa al mattino. Ti aspettava, solo, la sera. Apprezzava qualsiasi cosa gli mettessi nel piatto. Si accontentava di solo coccole prima di dormire quando eri stravolta. Un maschio di quelli che “levati”, che oltretutto eri certa di tenere al guinzaglio.
Soprattutto era il mio Baloo. E mi manca tanto.

The End.