È come ri-incontrare casualmente una vecchia amica.

Passeggi per gli scaffali, fai scorrere lo sguardo in modo pigro tra una tigre del bengala dagli occhi di fuoco, un teenager vampiro-lupomannaro-mutante-altro-comunque strafico e un mezzo viso di donna, enigmatico, in ombra, fino a quando un flash… un rewind… caratteri che messi a fuoco compongono un nome rassicurante.

“ma…” – “..dai..” – “OMMMIODDDDIOOOOO. Ma ciao tesoro!”- “Ma stai una favola”- “Da quanto tempo…!” – “Scandaloso!” – “Ma sei magriiiiissima” – “No guarda non me ne parlare, sono gonfia come un tacchino. Tu piuttosto… sempre splendida!” “Ma cosa mi racconti? E Mark? Novità?”…

Ed eccola lì, è proprio lì che ti frega. Con quella sua mise da “la single più amata del mondo è tornata”. Con quella sua foto in copertina da trentenne sull’orlo di una crisi di nervi. Con il rassicurante stile diario scandito da turbe mentali e psicosi varie pronto a farti sentire di fronte a un esemplare umano che sì, come te, si chiede quante calorie abbia un pezzo di formaggio solo dopo averlo ingerito, mentre si lamenta del fatto le altre sono tutte magre e possono mettersi i jeans skinny senza sembrare dei menhir rovesciati.

Bridget Jones torna ad affacciarsi, come una gemella separata alla nascita per tutte noi alla ricerca di un non-siamo-sole-nel-mondo, per rivelarci che.. ‘sta zoccola è figlia di una genitori surrogati e migliori.

Cresciute a principesse e barbie, noi povere creature siamo campate per anni vivendo nel senso di colpa da non-sono-abbastanza magra, bionda, perfetta, mini-piede dotata, aggraziata, fata madrina-dotata, talento-munita, zucca dotata…

Fino a quando non è comparsa lei. L’amica con cui avresti sempre voluto confidarti. L’eroina da “sto male – anche io sono così – ahahhahah – verissimo- yeah – allora non c’è bisogno io cambi”.

Perché un conto è condividere le proprie sfige con le amiche. Un conto leggerle nero su bianco in un libro scritto da una sconosciuta, che parla pure un’altra lingua, vive in un altro continente, e che riesce comunque a farti sentire meno inadeguata grazie alla totale inadeguatezza che trasuda da ogni singolo “okay ci sono” del libro.

Condotte nel sacro mondo del “non siamo disagiate perché non siamo disagiate”, noi ragazze paranoia, noi paria di una relazione equilibrata, noi “perché non mi chiama”- “cosa gli dico se mi chiama”- “come chiameremo i nostri figli non appena non avrà bisogno di chiamarmi perché vivremo insieme xoxox”- “tanto non mi chiamerà mai, morirò gattara” per 2 romanzi e altrettante trasposizioni cinematografiche abbiamo smesso di sentirci sole al mondo. Perché quello che conta è l’amicizia, perché esiste qualcosa oltre a una taglia 38 (anche se, ohhhhh, come sarebbe bello entrarci), perché LO DICE MARK DARCY, ci sono uomini a cui tu puoi piacere così “esattamente come sei”, “zitella e lunatica”.

Poco importa Mr. Maglione-con-renna Darcy nel film fosse guarda a caso la sfiga, quell’uomoperfetto.com di Colin Firth (che è fico, de classe e parla pure italiano). Poco importa Renée Zellweger fosse talmente bidimensionale in partenza da riuscire a colarsi in una 42 nonostante i +12kg faticosamente (????) ingollati per il ruolo. Irrilevanti persino le imprecisioni e gli stravolgimenti ethical-friendly per cui la giraffica rivale Rebecca finisce per trasformarsi in un’adorabile amante lesbica.

Importa il fatto, per quanto incredibile, per quanto evidentemente frutto dell’ideale irreale della penna di una scrittrice intrinsecamente donna, l’amore esiste, anche le non stronze trionfano e vivremo tutti felici e contenti per sempre. Come tante piccole querce felici.

E, invece, eccola qua questa serpe coltivata in seno. Carica di soldi e fama, Helen Fielding torna per riportarci con i piedi per terra e ricordarci no botox no party: BJ è invecchiata, è dimagrita, e, soprattutto, è vedova.

Certo, le cinquantenni hanno i loro problemi. Certo, essere madri ed essere single sono due sfige non da poco, a maggior ragione quando abbinate. Ma che ne è di noi addicted al magico mondo del “e anche stasera me ne torno a casa da sola e passerò il Natale da sola e quando sarò vecchia non avrò nemmeno dei nipoti da rimbecillire di zuccheri saturi e borotalco”?

Io dico no a Bridget cresciuta. Dico no al fatto io l’abbia seguita con amore per 600 pagine, prima tenendomi aggiornata sul suo peso in modo rassicurantemente famigliare, per poi vedermela dimagrire di 10 kg in 3 pagine grazie a “una dieta mirata”. Rifiuto il fatto che possa vivere i suoi anni felici solo grazie a flash back melodrammatici per cui, sapendo già tutto, andrà a scatafascio. Non posso certo sorridere all’immagine dell’una-volta-fu-Famiglia-Barilla. Soprattutto rifiuto il fatto che ci siano autori così. Che ti fanno crescere con i loro personaggi, ma poi te li fanno crescere in un mondo negato. Che ricorrono all’effetto dissolvenza per cui, anche nei film, ti ritrovi 10 anni dopo a domandarti come sia stata davvero la prima cena al ritorno del viaggio di nozze, il primo silenzio a tavola, il primo bicchiere rotto, la prima mattina senza un sorriso del buon giorno. Depresso per il fatto il tempo passa, intristito di come ti sia sfuggito tra le dita, incapace e impossibilitato a fare “rewind”.

Anche le cinquantenni meritano la loro Bridget, ma accidenti questa era proprio la mia.

Doveva dirmi com’è davvero convivere, cosa succede davvero dopo il “ci amiamo e siamo felici e contenti”, prendere almeno 35 kg in gravidanza e macchiarsi il vestito da sposa appena prima di entrare in chiesa con qualcosa di indelebile.

Ed è proprio mentre commento schifata con la mia da-una-vita Franci, inveendo sulla totale ingiustizia del mondo, che Valentina mi ricorda che ad avere bisogno di punti di riferimento non siamo solo noi Spinster&Lunatic, con un adorabile “Cate, no non siete le uniche. Ok, ho un figlio. Ma rimango una donna. Darcy che muore e ciao. Notizie allucinanti. Quasi come Bova che si separa. Solidarietà, Cate, solidarietà…”

Solidarietà nel dire che il libro scivolerà dal comodino al cestino, verrà accidentalmente attecchito da un accendino e mi permetterà di tenermi della mia eroina un ricordo carino.

Tutte opere di fantasia, è vero: ma in quanto tali non dovrebbero permetterci almeno di essere libere di fantasticare alla grande?

 

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