Su Paper siamo tanti. Milioni di milioni…

Eppure, appena dici che sì, ogni tanto scrivi, e butti lì un “non so se conosci, (scandendo bene, manco fosse una prova di spelling) P-A-P-E-R-P-R-O-J-E-C-T, un magazine per blogger…” tutti (ok, non fingiamo, tutte) ti chiedono “ma, quindi… Conosci quello che scrive benissimo di corsa?”.

Allora, cocca, primo: stavamo parlando di me.

E secondo…

No, non lo conosco.

Cioè sì, so chi è. Che dirlo a 33 anni fa ancora più sfigato di quando lo dicevi al liceo, a proposito dell’amico dell’amico della compagna di classe nominato 1000 volte, visto di sfuggita 500, presentato 10, ri-presentato 100, propriamente conosciuto mai.

Comunque.

Sta di fatto, che tu lo conosca o meno, tutti conoscono e leggono lui. Pure quelli che dovrebbero leggere te. Tipo gli amici. O i parenti. (Fortunatamente i fidanzati, almeno i miei, quelli non leggono. Per par condicio, né gli altri né me).

Così ecco che, puntualmente, un paio di volte al mese, la mia bacheca Facebook si popola di “grande”, “bellissimo”, “mitico”, “verissimo”, “c’hai troppo ragione!”.

Che sui primi, passi. Che gli puoi dire a uno che paragona la corsa al sesso e pretende pure di avere ragione?

Appunto.

Gli dici “bellissimo” e “grande”. Quanto meno per la convinzione.

Passi pure la versione “bro, respect”, perché, se sei uno che come sogno nella vita c’ha quello di giocare alla gazzella spaurita, chi sono io per giudicarti se giustamente a quel punto stimi uno perché suda più di te?

Quindi “mitico”, “eroico”, “sei in tutti noi”.
Ecco, però… però, con delle eccezioni diciamo. Con qualche puntina di dissidenza.
Che “verissimo” è per esempio che “il bianco ingrassa, il nero smagrisce”.
E che “c’ha troppo ragione” lo scomoderei per la massima di Coco “Non si è mai troppo ricche, né troppo magre” (che il ritorno delle curve si sa, è una leggenda metropolitana).

Una grande lettura dunque. Con qualche dubbietto, così. Con qualche remoruccia. Di quelle che ti spingono a un sorriso tirato, a una scrollatina di capo e, infine, alla voglia di suggerire al mondo: signore e signori, torniamo coi piedi SALDAMENTE per terra.
Perché finchè si parla di sport, benessere, sesso, passi pure.

Ma quando si tratta d’amore è il caso di sottilizzare.

Perché dicono i motivi per innamorarsi di un uomo siano infiniti. Le motivazioni, indefinibili. Ma molto ben definite sono le motivazioni per NON innamorarsi di un runner:

1. Il runner è egocentrico. Convinto di aver individuato la via, di aver scoperto la luce, di possedere la verità, presto o tardi finirà vittima di se stesso e della sindrome da missionario. Più insistente di un venditore di rose, (malauguratamente) più allenato di un testimone di Geova, confonderà il concetto di condivisione con quello di adeguazione: la vostra al suo nuovo stile di vita. Inizierà a declamarvi i benefici di una corsetta mattutina, proseguirà proponendovi un giretto del parco “giusto per stare insieme” e finirà per farvi trovare sotto l’albero di Natale un paio di scarpe. Da corsa. Fine della storia.

2. Corollario: il runner sta allo sport come Napoleone sta alla storia. Incapace di comprendere il concetto di “sconfitta”, continuerà indefesso a elogiare l’idillio della corsa, insieme immune alle vostre chiare manifestazioni di odio/esasperazione/fastidio. Come l’inverno russo, il gelo calato tra voi al primo km, per lui, semplicemente, non esiste.

3. Il runner è subdolo: tenderà a rivoltare sempre la frittata. Il tempo tolto per lui diventerà quello che “concederà” a voi (per dormire, depilarvi, ubriacarvi, non si sa). La sua sveglia mattutina l’occasione di portarvi una brioscina. La sua trasferta podistica un’occasione turistica. Così finirete per trovarvi obese, solitariamente piaggiate sul lungomare di Rimini, circondate da pargoli urlanti, cercando di convincere la vostra vicina di ombrellone che, no, non siete ancora sole e, sì, avete un fidanzato, e già può sembrare strano che preferisca giocare al “mi auto procuro un infarto” anziché passare una giornata al mare con voi e, sì, quando gli uomini andavano in guerra non vedevano l’ora di correre… a casa.

4. Il runner è monotematico: convinto siate vivamente interessate ai suoi miglioramenti e abbiate memorizzato i suoi tempi e le sue distanze, non lesina telefonate, sms, whatsappate e mail entusiaste dal fuorviante oggetto “oggi”. “Oggi” come ieri, ha corso in tondo per un’ora. Fortuna che i 59 minuti di ieri vi avevano lasciato con il fiato sospeso.

5. Il runner è pericoloso: gioco forza abituato a definire “arrivo” il punto di partenza, il runner difficilmente svilupperà il concetto di obiettivo, percorso, cammino, scopo. Non me lo sto inventando io e si chiama subconscio (il suo) o messaggio subliminale (quello che sta lanciando a voi): mr. Pane-e-gazzella il più delle volte è Peter Pan travestito da Flash Gordon, che ha finalmente trovato lo spazio in cui trasformare in talento la propria latente predisposizione alla fuga.

6. Il runner è fondamentalista: con buona pace di Grignani, il runner a metà non esiste. Perché il runner, in quanto tale, ‘ce crede. Fervido sostenitore di uno stile di vita salutare e attivo, è l’uomo sandwich della filosofia di Paulo Coelho: il “Non è importante la meta, ma il cammino” non l’ha creduto, l’ha vissuto. Per strada, conquistando la città, a contatto con la gggente. Che non sai quanto è bella Milano di notte. (No, io, povera anima semplice, dormo).

7. Il runner è incontenibile: indifferente alla scenario e ai feedback di chi si ritrova accanto, il runner è l’Homer Simpson degli sportivi: il suo unico pensiero è una pista da corsa. Per questo un weekend enogastronomico nelle Langhe rappresenterà per lui l’occasione ideale per mettersi alla prova su un terreno scosceso, una mini fuga a Barcellona la fortuita circostanza per verificare la propria condizione in presenza di bassa pressione, la vacanza di Natale in montagna la perfetta sinergia tra potenziamento muscolare e ossigenazione polmonare. Il gadget indispensabile per ogni partenza non sarà più la tua presenza, ma una scarpa di sicura aderenza.

8. Il runner è incontentabile: prima si tratterà di aumentare i km. Poi di diminuire i tempi. Poi, drammaticamente, di “alternare” la corsa a… bici/corsa/arrampicata/parapendio/sceltalibera/datemidellafatica.

Un paio di scarpe da corsa non è per sempre, ma è polivalente. Quel paio di scarpe da corsa lo condurrà al primo giro in bici, il primo giro in bici lo condurrà alla prima piscina olimpionica e la prima piscina olimpionica lo condurrà al primo triathlon. Infedele una volta, infedele per sempre.

Perché un cavallo non farà un Principe Azzurro, ma non si è mai visto un Azzurro (correre) senza cavallo.