Ti ha vista e si è fermato. Ti ha guardata per un’ora e si è fatto avanti. Ti ha detto “ciao” e si è presentato. Ti ha offerto un bicchiere di vino e si è staccato dal gruppo di amici con cui era.

Ti ha chiesto il numero di telefono e si è fatto sentire qualche giorno dopo per invitarti fuori. E’ iniziata così? Non è iniziata così? Fa lo stesso. Il punto è che in qualche modo è iniziata. E dopo quattro mesi o tre anni di storia, con convivenza ufficiale o ufficiosa annessa, forse qualcosa adesso non va. FORSE?!?! Ma vuoi fare la bella addormentata o vuoi darti una bella svegliata?

Come decifrare i segnali, che non vuoi leggere, anche se sono scritti a caratteri cubitali.

DI SICURO c’è qualcosa che non va se:

– Passa una settimana, facciamo dieci giorni per levarci ogni dubbio, senza che il suo ormone chiami al rapporto.

Ti descrive la sua ex come un drago sputa fiamme, dicendo (più a sé che a te, che non gliel’hai chiesto perché davvero ti interessa ben poco) di averla lasciata perché lei era diventata insopportabile e la storia aveva raggiunto i minimi storici, di averci messo una croce sopra da tempo, di viverla benissimo, di averla superata alla grande e di esserle del tutto indifferente. Peccato solo quell’umore rancido causato dall’inaspettato incontro (telefonata, mail, messaggio o whatsappata che sia) del drago, il cui nome per lui è impronunciabile…

– Nei messaggi il “Ti bacio” è diventato “Baci, baci, tanti baci”.

– Le telefonate sono diventate whatsappate.

– Le whatsappate che ti scriveva a intermittenza durante la giornata, con tanto di foto, smile, sorrisini e bacetti, sono diventate sporadici bollettini telegrafici in bianco e nero.

– Arriva un magico momento in cui il “Buongiorno principessa, topolina, piccolina, cucciolotta” si perde per strada. Il messaggio arriva a metà mattina, il pomeriggio passa con lui dato per disperso e la sera, all’uscita dall’ufficio, arriva la chiamata della ricomparsa, in cui ti dice che è stanco, sul distrutto e che gli pesa da morire andare al compleanno dell’amico, del collega, della cugina, dove non è contemplato il concetto del +1.

– Vi trovate sempre a casa o in luoghi disabitati. PS: disabitati non è sinonimo di appartati.

– Ti illustra i suoi programmi per la serata, per il weekend, per il ponte o per le vacanze e poi ti chiede: “e tu cosa fai?”.

– La sua palestra/piscina ha più sex appeal della tua compagnia. Di domenica pomeriggio.

– Non gli balena per l’anticamera del cervello di passare a trovarti a casa (e non abiti dall’altra parte del mondo né della sua stessa città) se stai male (e non hai la malaria).

– Da social-fantasma su Facebook è diventato Mister-post-compulsivo.

– Ti porta fuori con i suoi amici e ti presenta come un’amica.

Non ti porta più fuori con i suoi amici.

Non ti ha mai portata fuori con i suoi amici.

Un “noi” non gli scappa più o non gli è mai scappato.

– Un “amore” gli è scappato una volta, dopo una bottiglia di vino e quattro ammazza-caffè.

– Con te è afflitto da pensieri psico-esistenziali e da preoccupazioni filo-mondiali, poi lo senti parlare al telefono o le vedi in compagnia in versione troppo simpatico, allegro, divertente.

– Con te si è trasformato in Cenerentolo: cascasse il mondo, a dormire si va a mezzanotte perché domani si lavora. Poi fa le 3 di mercoledì sera dopo la Champions o causa partita di poker.

– Dopo quattro mesi insieme, conosci a memoria la sua cucina, il suo frigo e i suoi fornelli, ma ti sei dimenticata dell’esistenza dei ristoranti, dove magari, giusto per cambiare, non ti dispiacerebbe essere invitata una volta a cena. NB: la pizzeria o il cinese sotto casa SUA non contano.

– Soffre di memoria a brevissima durata per ogni cosa che ti riguarda, dal colloquio lavorativo, a lungo atteso, all’evento organizzato dalla tua amica storica (al quale, tra l’altro, gli hai detto “se ti va, fai un salto”).

– Gli hai proposto un weekend fuoriporta e hai sentito il suo battito tachicardico a distanza di dieci metri, accompagnato da brividi e pallore.

– Gli hai profilato l’idea della convivenza e hai sentito il suo battito tachicardico a distanza di venti metri, accompagnato da stato di nausea, confusione, malessere… attacco di panico.

– Dopo tre anni di storia, avete deciso di fare il passo della convivenza graduale. Benissimo. Non proprio benissimo l’aria inquisitoria con cui scruta ogni maglietta che porti a casa sua, e che tra l’altro non sai dove mettere, perché di cassetto libero non te ne ha lasciato mezzo.

– Convivete da qualche mese e, quando rientri a casa, scopri che un saluto con bacio a stampo non va più di moda e che la tele dice sempre qualcosa di più interessante di quel che dici tu.

Non ti senti più libera di proporgli di vedersi, di mandargli un messaggio, di fargli una telefonata extra. Troppo pressa, che ansia.

Morale della favola: cara bella addormentata, se prima le cose giravano, mentre ora a girare sono principalmente le scatole, è il caso di guardare in faccia la realtà e negli occhi lui. Cosa vedi? A te la risposta…