La prima volta che conobbi Audrey fu per caso. Era una di quelle sere in cui il piumino si trasforma nel tuo migliore amico, perché fuori è buio pesto e tu senti un malessere dentro che non sai bene identificare.

Non è tristezza e tanto meno rabbia, ma qualcosa che ti avvolge il petto e ti rende faticoso anche respirare, come quando provi quei top che andavano di moda negli anni Novanta, e ti domandi come facessero le ragazze ad andare in giro con l’ombelico di fuori e il seno striminzito in quell’armatura sintetica, che tanto chic non era proprio (e intanto la nonna si domandava come facessero quelle a non avere perennemente in mal di schiena o il mal di pancia). Comunque, era una di quelle sere dove l’unica cosa che desideri è chiudere gli occhi e rifugiarti nell’inconscio, ma in quel momento tu, che solitamente ti addormenti con la facilità di una bambina di cinque anni, continui a condurre una lotta immaginaria con le lenzuola, tanto che pare che il Divino, il karma e pure Buddha stiano complottando contro il tuo essere, per far sì che tu non possa approdare nella fase onirica. E così guardai Colazione da Tiffany.

audrey-img-1

Audrey era bellissima. Un’ eleganza innata e uno stile impeccabile, gli occhi da cerbiatto e un sorriso disarmante. Audrey insegna a noi comune mortali che un tubino nero, un filo di perle e i capelli raccolti in un semplice chignon sono una combinazione perfetta e che, sì, indossare dei sandali tacco dodici alla Carry Bradshaw ci rende estremamente femminili, ma che, malgrado ciò, siamo in grado di conquistare il mondo anche con un paio di raffinate ballerine (e poi scusatemi ma lo devo proprio dire, sono assolutamente più comode, e non sono del tutto certa che ci faccia sembrare delle papere, come spesso ho sentito dire).

audrey-img-2

Tuttavia non è solo una questione di abiti e scarpe, ma una vera e propria attitudine alla vita, perché noi tutte, almeno una volta, vorremmo svegliarci la mattina sentendoci un po’ come lei, anche solo per comprendere cosa si prova ad avere una naturale taglia 38. Perché Audrey – e la chiamo così perché ho letto talmente tante biografie dedicate alla sua storia, che potrebbe essere benissimo una delle mie migliori amiche – era una persona cordiale, che apprezzava la vita in tutte le sue sfaccettature, anche quando divenivano particolarmente dolorose e sgradevoli. Era cosciente che la quotidianità era ben lontana da quella rappresentata nei suoi film, ma che, allo stesso tempo, nulla le impediva di entusiasmarsi per i piccoli gesti. Perché la verità è che dobbiamo imparare ad accettare noi stesse, e a valorizzarci per ciò che siamo, con pregi e difetti.

Audrey non rispecchiava assolutamente i canoni di bellezza di quell’epoca, eppure riuscì ad affermarsi proprio grazie a quella diversità. Dobbiamo avere rispetto per noi stesse e soprattutto esserci fedeli, poiché siamo l’unica persona con cui convivremo per il resto della vita.

audrey-img-3

Apprezzatevi fanciulle e amatevi. Ballate e cantate da sole in salotto, a piedi scalzi e con ancora il pigiama stropicciato addosso, ascoltando Drive My Car dei Beatles; ridete ogni giorno, anche tutto il giorno, con le persone che più adorate fin quando non avrete le lacrime agli occhi dalla gioia; indossate quell’abito che vi fa sentire speciali anche solo per una passeggiata la domenica mattina tra le vie deserte e silenziose della città, inebriate dall’aroma di caffè e croissant

audrey-img-4

Assaporate una fetta di cheesecake con la marmellata di mirtilli, che sarà pure super calorica ma che è anche tanto buona; correte all’alba, quando il mondo inizia a rinvenire dal torpore notturno e superate ogni vostro limite, mentre la brezza mattutina vi spettina la messa in piega perfetta, rendendovi più leggere e libere. Apprezzatevi fanciulle, e amatevi.

audrey-img-5