E va bene, sono blasfema. Le food blogger inorridiranno per la superficialità con cui tratterò il tema ma non posso farne a meno, oggi devo scrivere di cibo.

Ultimamente, quando sono triste, cucino e oggi sono triste, capita, è la vita, passerà.

A parte il fatto che, fateci caso, non è più possibile essere tristi in santa pace.

È tutto un “E cosa ti è successo di qui?… e cosa ti è successo di là?” e fa niente cosa gli rispondi, perché comunque non gli importa nulla della risposta.

Molti di quelli che sentono nell’aria la tua tristezza ti aggrediscono con domande incalzanti, diversissime fra loro e che spesso la prendono alla lontanissima, tutte formulate per scoprire se il motivo del tuo disagio è qualcosa di gustoso da spendersi al primo ritrovo di amici, della serie: “Non so se hai saputo che…?”.

Un po’ perché alla fine preferisco consolarmi da sola, un po’ per i motivi di cui sopra, un po’ perché ormai essere triste, diciamocelo, è antisociale (=rompe le palle: a Milano nessuno ha il tempo di essere triste, figuriamoci di ascoltare qualcun altro che lo è), ho imparato a mie spese che la cosa migliore è prendermi il mio tempo, stare sola e impegnarmi in qualcosa di concreto.

Fare insomma, invece di pensare.

Cucinare, nel mio caso, funziona benissimo.

Perché però il miracolo accada, è importante prima di tutto prefissarsi obiettivi raggiungibili: provare a cucinare qualcosa di troppo difficile potrebbe aumentare considerevolmente la vostra frustrazione.

Per me la ricetta della felicità è semplice, è quella della Apple pie: fa subito pensare a Nonna Papera, alla torta di puffragole dei Puffi, ai film americani anni Cinquanta, al gelato di vaniglia, alle ginocchia sbucciate dopo un pomeriggio di corse in cortile da bambina.

Per una volta fregatevene di fare tutto come suor Germana: no alle mele colte sugli alberi veri, sì alle mele transgeniche grandi come cocomeri. No alle sottomarche di qualità per risparmiare, sì al reparto bio stracaro del supermercato che ci fa sentire tanto eco (in questo periodo essere bio è il top, e quando si è tristi bisogna puntare a tornare al top) .

Insomma se siete depresse non potete essere anche etiche, per una volta perdonatevi e dite no alla parola sbattimento e sì a un risultato da capogiro.

Prendete le giga mele verdi granny smith di plastica del super, facciamo 5, e sbucciatele con rabbia, tagliuzzatele senza criterio, imprimendo sul coltello tutta la forza bruta della vostra frustrazione.

Fatto questo, spolverizzate i pezzi sconnessi di mela – gettati precedentemente senza criterio in una ciotola – con farina, zucchero di canna e cannella, non necessariamente in quest’ordine.

Le quantità? Ma chissenefrega, la torta è vostra, fatevi guidare dall’istinto.

A questo punto potete affondare le vostre manine depresse nei pezzi di mela e rimestare il tutto, certo potreste farlo con un cucchiaio, ma perché perdervi questo momento catartico di contatto e scambio primordiale con gli ingredienti?

ingredienti

Ora non vi rimane che preparare, solo con ingredienti genuini, la pasta brisè o la frolla…

Ma stiamo scherzando? La mia Apple pie senza rischi non si può certo permettere di scivolare in un risultato scadente per colpa della complessità di una delle sue fasi di preparazione: sarebbe un po’ come tirarmi la zappa sui piedi.

Quindi forza, sotto a scartare quei simpatici dischi volanti delle ottime (per davvero) paste pronte comprate al solito super.

Ne servono due: uno grande per il fondo – esattamente così come lo trovate –, da riempire di mele impastate al resto e uno più piccolo, per tapparle.

Per il coperchio della torta basta prendere un forbicione e, sempre a occhio e senza grosse ansie, ritagliare via un pezzo di bordo da uno dei dischi volanti.

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A questo punto non vi resta che pugnalare la vostra torta con i rebbi affilati della vostra forchetta – in modo da far uscire il vapore durante la cottura – e infornare a 180 gradi circa per un tempo indefinito. Vale un po’ la regola per cui quando vi sembra cotta, è cotta.

Ci siamo, ora viene la parte più bella, mangiare la vostra bellissima e squisitissima Apple pie.

Gustatela fra le lacrime se ne sentite il bisogno.

Assaporate la dolcezza asprigna delle mele, il retrogusto con il tipico sottotono di Ikea della cannella, la fragranza della pasta frolla, non state già meglio?

Io sì.

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