Proprio qualche giorno fa riflettevo sull’incredibile influenza che i giochi della nostra infanzia hanno avuto sui maggiori trend del momento: sarà mica che il diffuso amore per Masterchef dipenda dalle cucine e cucinette che gli spot su Italia1 ci propinavano in tutte le salse negli anni ‘90? E sarei pronta a scommettere su una relazione direttamente proporzionale, una correlazione positiva, tra il possesso di un fescion blog oggi e del gioco “Gira la Moda” ieri. 

Tra le attività ludiche che caratterizzavano i giorni lieti della mia infanzia invece, c’era Lei, l’unica, sola ed inimitabile Barbie. Nel nostro tempo, “Barbie” è sinonimo di ragazza sciocca, frivola, tutta plastica, silicone e trucco. Per questo oggi, proprio come Platone difese Socrate nella sua “Apologia”, io voglio difendere a spada tratta Barbie da ogni luogo comune, dimostrandovi come al contrario Barbie sia un role model, una fonte di ispirazione per le bambine di tutto il mondo.

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Premessa: Barbie fu inventata da Ruth Handler, una tra le più grandi businesswoman, imprenditrici e marketing manager di tutti i tempi, e già questa non è cosa da poco. La signora Handler ebbe la geniale idea, che portò poi alla creazione della Barbie Mattel,  vedendo sua figlia Barbara e le amiche giocare con delle bambole di carta. Dietro tale intuizione, vi era una nuova necessità dettata da prorompenti mutamenti sociali: le bambine alla fine degli anni ’50 non si accontentavano più di giocare a fare le mamme dei loro bambolotti, volevano di più, volevano esplorare ed interpretare le infinite possibilità, ed i nuovi ruoli, professionali e non, che potevano intraprendere da grandi nel mondo reale.

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Per rispondere a queste esigenze, per permettere alle bambine di proiettarsi nel futuro, Barbie si è sempre fatta in quattro: è andata all’università, è diventata una maestra, una dottoressa, una poliziotta, una bagnina, ha calcato i palchi delle Operà del mondo, ha servito nell’esercito, è andata nello spazio (molto prima di Samanthona nazionale) e si è perfino data alla politica, candidandosi come Presidente degli Stati Uniti. Barbie ama viaggiare, girare il mondo; va al mare, a ballare a sciare, organizza pic-nic, cene e feste con le sue favolose amiche; guida macchine rosa da sogno – alla faccia del detto “donna al volante pericolo costante”. Last but not least Barbie è sempre favolosa, va in palestra e fa tanto sport, veste alla moda e soprattutto sta con quel faigo di Ken. Ma vi dirò di più, Barbie ha anticipato le tendenze bi-sex, chi di noi non ha fatto accoppiare le proprie Barbie tra loro in mancanza di uomini, quando altri Ken (o Actionmen rubati) scarseggiavano?! Perché mica Barbie sta lì a perder tempo ad aspettare il Principe Azzurro, Barbie si dà da fare.

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In conclusione, Barbie mi ha principalmente insegnato che non ci sono limiti alle cose che posso fare, a ciò che voglio diventare. È grazie a Barbie che oggi parliamo di #GirlPower, Barbie ci ha fatto scoprire la quintessenza della femminilità, dell’indipendenza e dell’intraprendenza. Barbie fa tutto, perché le donne possono far tutto, Barbie è multitasking perché le donne lo sono!

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Insomma, se oggi, finalmente, nel XXI secolo, abbiamo capito cosa vuol dire esser donne, quali grandi sfide ed emozioni comporti, in fondo è pure un po’ merito di Barbie.

…E poi suvvia, il mondo in rosa è più bello, o come cantavano gli Aqua “feel the glamour in pink”.