Ci siamo, quando ti metti in proprio capita. Eccolo lì, uno di quei momenti in cui ti sembra di non farcela, in cui è tutto improvvisamente diventato troppo: troppo stancante, troppo faticoso e decisamente, troppo impegnativo.

Come in una relazione, all’inizio di un progetto imprenditoriale tutto è top: nuovi progetti, colleghi, orari e ambizioni. Tutto fa riderissimo, tutto fa piangerissimo: un nuovo lavoro, come un nuovo amore, rende tutto “issimo”. Peccato che, a mio modesto parere, dopo un anno di notti senza giorni e di giorni senza notti, anche il più incredibile degli amanti ti costringe a riflettere sul motivo e il senso di questa issimissima unione.
Inevitabili quindi i primi dubbi esistenziali.
Al di là delle foto condivise #happyness e #happyday #day3426837642376273643876 postate sui propri social, in molti casi per convincere e convincersi che si è davvero sempre strahappy resta il fatto che avere una propria attività è una mazzata senza precedenti.

La paura di non farcela, di aver fatto un errore, di non piacere, di non fare abbastanza, di non guadagnare, la paura, insomma, è una costante dello startupper.
Dopo un anno bellissimo e terrorizzante, di su e di giù, fare una lista di cose belle e meno belle mi è venuto spontaneo. Ho fatto un piccolo bilancio, 5 contro e 5 pro.
Non vorrei divagare, vado dritta al punto, non abbiate paura: i contro sono nulla in confronto ai pro.
Ecco 5 aspetti negativi (secondo me) della vita dello startupper e 5 motivi (sempre secondo me) per cui invece vale davvero la pena mettersi in proprio.

5 cose che non amerai della tua vita da startupper:

1. L’orario di lavoro è un aspetto liquido e astratto che non ti apparterrà più. Il concetto “non ho orari, sono il padrone di me stesso, inizio e finisco quando voglio” si traduce nell’immediato in “se speri di guadagnare due lire dimentica la convenzionale divisione fra giorno e notte, il tempo scorre, vedi di stargli dietro”.

2. Nessuno capirà (o pochissimi eletti illuminati che ti auguro di incontrare sul tuo cammino) il tuo nuovo stato psicologico caratterizzato da una franca deriva schizofrenica, per cui alternerai momenti di massima euforia alla disperazione più totale, nel giro di pochi minuti, decine di volte al giorno.

3. Non c’è business plan che tenga, Lorenzo aveva ragione su tutto: “di doman non v’è certezza”. Non c’è effettivamente modo di sapere in anticipo senza ombra di dubbio se avete avuto davvero una buona idea, e la vostra piccola o grande impresa sarà il successo che tanto sperate.

4. Classico giro di vite: può capitare che molti degli amici sul cui aiuto eravate certi di poter contare spariscano, improvvisamente inghiottiti da un buco nero, proprio nel momento di maggior bisogno.

5. Oltre all’oggettiva assenza di un rassicurante contratto a tempo indeterminato, dovrete fare i conti con la quasi totale assenza di garanzie e sicurezze. Questo concetto non può non essere logorante per la psiche, non voglio essere scoraggiante, ma non è un aspetto da sottovalutare sul lungo periodo.

Perché nonostante tutto bisogna proprio mettersi in proprio.

1. Prima di tutto, e lo scrivo a costo di sembrare eccessivamente melensa, non esiste un’occasione migliore per incontrare persone meravigliose, disposte a tenderti una mano anche quando stai affogando, a fare tardi insieme a te per trovare soluzioni, a rubare spazio alle proprie vite per regalarlo al tuo sogno che però in quel momento, come per magia, diventa un po’ anche il loro. Internet poi è un piccolo mondo a se stante, o almeno io lo vivo così, e in questi mesi ho trovato tanti amici, all’inizio solo digitali, che poi a volte si sono dimostrati più veri di quelli veri, consapevoli e pieni di voglia di condividere energie, progetti e aspirazioni. Da soli è impossibile e fare squadra, oltre ad essere necessario, è meraviglioso.

2. Per metterti in proprio devi fare i conti con la fatica, sia mentale, sia fisica, costante. Questo aspetto solo apparentemente negativo ti darà la possibilità di scoprire lati del tuo carattere e della tua personalità che non credevi nemmeno di avere. La voglia di farcela a tutti i costi, di realizzare il proprio sogno nasce dalle fatiche passate e si nutre di quelle presenti. Andare a letto distrutti, avendo fatto qualcosa di bello per il proprio progetto, rende liberi e in pace con il creato.

3. Vuoi mettere essere il tuo capo? Qui ci sono poche parole da spendere, semplicemente non ha prezzo. Ecco però bisogna sperare di essere bravi, e molto, per mettere nelle proprie mani la propria vita senza avere più nessun altro da incolpare, da prendere in giro, da sfottere e da odiare. A decidere ora sei tu, a decidere per te e per le persone che credono in te. Non è poco, ma con qualche decina di tonnellate di umiltà e con i compagni di viaggio giusti potrai ottenere di essere la persona che volevi essere davvero. L’obiettivo, in fondo, non è essere una che ce la fa, e qui parlo di me ovviamente, ma una che ce l’ha davvero messa tutta.

4. Chi ben comincia è a metà dell’opera. Superata la fifa blu iniziale, ci si rende conto che una vita fatta, o provata a fare, proprio come ce la si immagina è molto meglio di quello che speravi, e anche se forse andrà tutto malissimo potrai sempre dire a te stesso di averci provato. Questo concetto banalissimo, sempre secondo me, non solo non è poco ma è un po’ tutto.

5. Vivere meglio. Nonostante i successi insperati, ma anche le sportellate in faccia e le notti in bianco, quest’anno da startupper mi ha reso migliore, mi ha reso felice, più orgogliosa, più umile, più realista, ancora più incapace e impaurita dai numeri, ma molto più combattiva. Ho capito che da sola non sono niente, ma ho capito che quando una persona speciale mi si avvicina la so riconoscere, e faccio di tutto perché non mi lasci e perché capisca che una vita in cui si ha la fortuna di poter provare a scegliere chi si vuole essere vale la pena di essere vissuta fino all’ultimo secondo.