Mancano quarantaquattro giorni al Natale e non si può non essere felici. Sì, perché anche se la società odierna si sta trasformando in un esercito di Grinch verdi fluo, pronti a etichettare il Natale come una delle solite festività vittime del consumismo di massa (che sorprendente scoperta), noi facciamo parte degli esuli ingenui che credono ancora, tra le altre cose, nella sua grande magia.

Mille luci sgargianti spuntano timide tra le vie della città e tu non ti domandi se non sia un po’ presto per le decorazioni natalizie, perché la sola vista del brillante Santa Claus sulla sua slitta colorata che s’illumina a intermittenza ti fa sentire il cuore un poco più leggero. Passeggi con il viso immerso nella sciarpa di lana, mentre un’aria gelida ti riempie i polmoni e ti sembra di sentire profumo di neve. Così alzi gli occhi al cielo sperando di scorgere quelle nuvole bianche che da bambina tanto aspettavi, appiccicata col naso alla finestra di casa, mentre la nonna ti urlava dietro di non lasciare gli aloni sul vetro. La prima brina che ricopre ogni cosa come se fosse un mantello luccicante, che si posa sulle le ragnatele, trasformandole così in enormi fiocchi di cristallo intrappolati tra le sbarre dei cancelli di ferro. Tutto è più candido, tutto è più soffice.

albero di natale innevato

Ormai Spotify passa dalla riproduzione casuale delle playlist natalizie più famose, alla ripetizione continua di Jingle Bells cantato da Frank Sinatra. Ogni tanto ti parte pure un timido movimento d’anca, accompagnato da un’incontinente voglia di saltellare come un folletto con il cappello a punta e la maglietta a righe, ma appena ti soffermi sul tuo micio che ti osserva allibito, ritorni in te e posi la spazzola-barra-microfono nel portaoggetti di Ikea. Tiri fuori dall’armadio il tuo maglione norvegese preferito, quello bianco e rosso che comprasti dieci anni fa e ringrazi tua mamma per aver scelto la taglia non in base a quanto eri alta allora, ma in base alla sua teoria (elaborata attraverso i diversi incroci genetici) di quanto saresti stata grande da adulta (tanto i maglioni attillati ormai non si portano più).

albero di natale addobbi

C’è l’albero di Natale che da sempre, almeno per me, è il simbolo natalizio per eccellenza. Coloro che sono amanti fedeli della tradizione, si ritrovano con tutta la famiglia, l’8 di dicembre, ad appendere una per volta tutte le palline che hanno collezionato col passare degli anni. E poi ci sono quelli che non possono attendere così a lungo, che provano per l’albero di Natale una passione travolgente e che iniziano a montarlo già a metà novembre, perché poverino è stato in cantina tutto l’anno e deve anche lui respirare un po’ d’aria pulita; che qualunque giorno dell’anno sia, ovunque si trovino (anche nel bel mezzo del Sahara), se si innamorano di una decorazione natalizia, nel dubbio, la comprano. Perché è assolutamente perfetta per il loro albero e sarebbe un grande dispiacere lasciarla lì sullo scaffale.

albero di natale lucine

Un abete in mezzo al salotto avvolto da mille luci, come delle piccole stelle che colmano la casa di calore. E tu sorridi, perché quell’abete nella sua semplicità è qualcosa di bello e noi tutti siamo succubi della bellezza, inutile negarlo. I fiocchi rossi e le palline bianche, perché non è necessario comprare quelle di Swarosvki per suscitare l’invidia del vicinato. Riempire con accuratezza tutti i buchi, perché un albero di Natale spoglio è come una crostata senza la marmellata. Sperare che le luci comprate in offerta al supermercato non si brucino proprio alla Vigilia di Natale, così da evitare che il salotto diventi il palcoscenico di una tragedia, che a confronto Romeo e Giulietta paiono due briosi e spensierati fanciulli.

Insomma, mancato quarantaquattro giorni al Natale e non si può non essere felici.

albero di natale addobbato