Il mese scorso, in uno dei miei giri di Mura a Lucca, sono stata colpita dalle cortecce di alcuni degli alberi che ombreggiano quei 4 km e 223 metri di fortificazione ancora intatta.

E mi sono messa a fotografarle tanto erano incredibili. Una sembrava addirittura il decoltè di una donna.

 

alberi devoltè di una donna

 

Qualcuno potrebbe fare della facile ironia dicendo che è quello di una figa di legno, ma scherzi a parte, gli alberi sanno essere davvero sorprendenti. L’idea che mi è venuta subito in mente è stata quella di cominciare a catalogare tronchi per leggere, fra le loro pieghe, delle storie. Una l’ho anche davvero scritta, suggerita da un larice immortalato in una gita sulle Dolomiti, che sembrava mi volesse parlare da mamma a mamma.

 

Albero Larice

 

Poi ho pensato agli alberi che mi hanno segnata.

L’albero degli zoccoli per esempio è stato il primo film che mio fratello maggiore mi ha fatto vedere al cinema. Non è stata proprio una scelta azzeccata visto che avevo solo sei anni. Ma per chi mi conosce forse si capiscono molte cose.

Poi ricordo l’albero che ci facevano cantare alle elementari, per fare il quale ci voleva il seme che a sua volta aveva bisogno di un frutto e poi di un fiore, ma che finiva tristemente per essere un tavolo. E l’albero di Pippi Calzelunghe? Tutti abbiamo avuto una casa sull’albero. È un ricordo così bello che qualche ex bambino ha persino deciso di farci un business.

 

casa_sull_albero_baumraum

 

Arriva anche l’albero al quale Ulisse si fa legare per poter ascoltare in santa pace – si fa per dire – il canto delle sirene. Un’immagine che dell’Odissea mi è sempre piaciuta. Così come l’albero di Ulivo nel quale è stato ricavato il letto nella sua casa a Itaca e che serve come prova a Penelope per riconoscerlo.

 

joshua_tree

Quanto ho cantato poi con Joshua tree degli U2. È con quell’album che li ho conosciuti a 13 anni. “Where the streets have no name” rimane la loro canzone più bella di sempre.

Baobab Piccolo Principe

 

E i baobab del Piccolo Principe? La quercia che in “Non ci resta che piangere” segna il passare del tempo. Da albero secolare ai giorni nostri a piccola piantina, quando Troisi e Benigni si ritrovano nel millequattrocento quasi millecinque. E come non citare quello della scena finale di Secretary. Film da rivedere.

E ancora l’albero di arance nel giardino di Lavinia nel quale si reincarna Itzà in un libro così bello come la Donna abitata di Gioconda Belli? Da divorare per chi ancora non lo avesse fatto. L’albero di Anna Frank, un ippocastano nel giardino al numero 263 di Prinsengracht, nascondiglio della famiglia Frank, che Irène Cohen-Janca fa parlare nel suo libro quale testimone silenzioso e speciale di quei giorni terribili. E per rimanere in tema di giorni terribili, sempre e per sempre rimarranno nella memoria gli alberi di Istanbul.

 

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