C’erano una volta gli anni ’80, quelli in cui nasceva la mia generazione e il maltrattamento peggiore che conoscevamo erano le schiacciate di Mister Mitamura sulle esili braccia di Nami Hayase. Il bullismo più cattivo era quello di Titti (che odiavo con tutte le forze) nei confronti del gatto Silvestro. E le Ologram ti insegnavano che credere in un sogno con tutta te stessa poteva far sì che si avverasse.
Ora, a trent’anni, so distinguere il bene dal male, lo scherzo dalla violenza, le battute ironiche da quelle acide e cattive. E non ho avuto bisogno di spargimenti di sangue per imparare tutto ciò.

Oggi è tutto diverso. Il mio lavoro di insegnante mi permette di conoscere al meglio le nuove generazioni, capire cosa pensano, come ragionano, cosa sognano, ma soprattutto se lo fanno. I ragazzi sanno essere splendidi, ricchi, buoni e sanno sognare. Sanno capire, comprendere ciò che è giusto e ciò che non lo è. I ragazzi sono bellezza.

Poi, però, c’è un mondo fatto di adulti che non sanno più insegnare a distinguere cosa sia uno scherzo da cosa sia la violenza. Adulti che sostengono che spaccare l’intestino a un ragazzino con un compressore sia un gesto “Fatto per scherzo”. Adulti che non hanno più il controllo di cosa guardi un figlio sul proprio pc o in televisione, ma d’altronde come potrebbero averlo dal posto di lavoro o dalla palestra?
Telegiornali che, mentre stai pranzando, ti sbattono in primo piano storie di omicidi-suicidi causati da una pizza poco cotta.
Allora tutta la bellezza dei ragazzi rischia di andare a farsi fottere, e sentiamo tutti i giorni notizie raccapriccianti di baby gang che si scagliano persino contro gli adulti, ragazze che tirano calci in faccia alle proprie coetanee per questioni d’amore, ragazzi che si prendono gioco dei più deboli con azioni che del gioco non hanno proprio nulla.

Perché non si riesce a capire che gli adolescenti sono delle spugne assorbenti di tutto ciò che gli insegniamo noi? Perché non riusciamo a proteggere la bellezza che un ragazzo ha insita in sé per natura, perché lo esponiamo a tutto lo schifo che c’è nel mondo senza un controllo?

Avete presente il pongo? Il pongo quando lo compri è morbido e malleabile. Ci si riesce a giocare e a creare tante forme nuove, gli si possono dare tante facce diverse. Con il tempo, però, il pongo si indurisce e diventa sempre più difficile manipolarlo, sempre più complicato gestirlo. Fino a quando diventa del tutto solido e il gioco è finito.

Lo stesso avviene con gli adolescenti. Fin da bambini noi possiamo aiutarli, dargli la giusta direzione, insegnargli a saper distinguere ciò che è giusto e ciò che non lo è. Piano piano, crescendo, si induriranno, si vorranno proteggere dietro una patina sempre più impenetrabile. E quando saranno completamente barricati dietro la loro corazza allora non ci sarà più nulla da fare. Il loro carattere sarà formato, e noi potremo solo restare a guardare il risultato nelle loro vite.

Io non ho idea della fatica e costanza che ci voglia ad essere un genitore, ma conosco quella che necessita il ruolo di insegnante ed educatore. E penso che ci voglia molta passione, pazienza e talvolta autocontrollo. A volte ‘sti ragazzi ti tirano veramente gli schiaffi dalle mani. A volte vorresti scappare dall’aula piangendo o gridando, e a volte ti chiedi chi te l’ha fatto fare. Ma queste sono solo alcune brutte giornate.

La quotidianità è un’altra: è quella fatta di sguardi, di gesti, di emozioni che loro, e solo loro, che in fondo sono ancora puri, sanno trasmettere. E quando li guardo io mi sciolgo, e so che sono esattamente dove vorrei essere, e che tocca anche a me insegnargli che il mondo può essere anche bellezza, che la violenza non serve se si è sinceri e onesti. Se si rimane sempre un po’ ragazzi dentro.