Napule è na carta sporca
E nisciun’ se ne ‘mporta
E ogniun ascpett a’ciorta.
Napule è na cammenata
Dint e’vvic mmiezz all’at
Napul’è tutta nu suonn
E a sap tutt o munn
Ma nun sann a verità.

Pino Daniele, Napule è.

Sono rimasta 20 minuti con lo sguardo fisso sul foglio bianco.
Venti minuti cercando di pensare a quale fosse la canzone migliore, la frase più bella con cui iniziare questo post. Alla fine ho individuato un passo tratto dalla canzone Napule è, ma ancora non sono sicura di aver fatto la scelta giusta.
Come si fa a scegliere una citazione di un artista così, uno che non ha mai sbagliato una canzone. Un poeta, il Leopardi della musica italiana, il cantante preferito di un altro gigante dell’arte come Massimo Troisi, che solo per questo non avrebbe bisogno di nessun aggettivo per essere descritto. Beh, comunque alla fine ho pensato che un passo dedicato alla sua città, quella Napoli tanto amata e odiata durante tutta la sua vita, a cui ha dedicato alcuni dei testi più belli e famosi, uno su tutti proprio quello di Napule è, non poteva che essere la scelta migliore.

Stamattina leggendo la notizia e i centinaia di tweet e commenti sui social mi sono trovata a piangere, ma piangere tanto, come se fosse stato un mio conoscente.

Perché alla fine un po’ lo era. Ci sono artisti, musicisti soprattutto, che ti accompagnano durante la tua vita o anche solo in fasi di essa. Ci sono morti del mondo dello spettacolo che ti toccano come se fossero persone davvero a te vicine. E per me Pino era questo.

Viaggi di ore e ore in macchina con la mia famiglia per raggiungere la nostra terra di origine, la stessa di Pino, trascorsi ascoltando la sua musica. Prima in cassette, poi con i cd. Canzoni profonde e toccanti, ma anche divertenti e sincere, di cui, in realtà, io a dieci anni non è che capissi poi molto. Sapevo solo che dire “Ogni scarafone è bell a mamma soja” mi faceva ridere un sacco.
Da adulta poi ho scoperto la profondità e la verità dei suoi testi. E quel sound un po’ jazz così rilassante e pacificante.
Le sue canzoni che in assoluto preferisco sono quelle dedicate ala città di Napoli, perché Pino era veramente unico nell’esprimere quell’amore-odio per la propria città che contraddistingue la maggior parte dei cittadini partenopei.
Ed è per questo che i napoletani amavano, e amano tanto, questo fantastico artista, perché sapeva parlare di Napoli nel modo giusto, trattarla con le pinze e schiaffeggiarla con parole dure. Quella città “che non mantiene mai le sue promesse, fatta di inciuci e di fotografia, di Maradona e di Sofia”.

Oggi la musica italiana ha perso uno dei suoi più grandi autori e interpreti.

Ciao Pino.