E’ possibile risolvere il problema della disoccupazione e allo stesso tempo dello smaltimento dei rifiuti?

Secondo la Commissione Europea questo sarebbe non solo possibile, ma sarebbe addirittura attuabile in un futuro nemmeno troppo lontano.

Infatti, se tutti i paesi riuscissero a seguire le direttive dell’Unione europea, che fissano al 50% il riciclo dei rifiuti urbani e domestici, entro il 2020 si creerebbe un tasso occupazionale pari a 90mila nuovi posti di lavoro, con conseguenze interessanti soprattutto nel Sud Italia.
Lo dice uno studio realizzato da Conai – Consorzio nazionale imballaggi – in collaborazione con Althesys, secondo cui le misure proposte, che consentirebbero tra le altre cose di ridurre l’impatto ambientale e le emissioni di gas a effetto serra, porterebbero al riciclaggio del 70% dei rifiuti urbani e dell’80% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030 e, dal 2025, il divieto di collocare in discarica i rifiuti riciclabili.

Un circolo virtuoso che porterebbe dunque non pochi vantaggi all’ambiente, ma anche alle tasche del nostro paese con effetti diretti sull’economia. Nella migliore delle ipotesi si parla di un incremento del numero degli addetti nella filiera del riciclo (raccolta differenziata, trasporto, selezione e riciclo al netto dell’occupazione persa in altri settori, come per esempio le discariche) e per le costruzioni di impianti (di selezione, compostaggio, riciclo intermedio e termovalorizzazione). Così facendo, il settore della gestione dei rifiuti potrebbe risparmiare oltre 72.000 milioni di euro all’anno, oltre a incrementare il fatturato annuo di 42 miliardi di euro solo sfruttando il riciclaggio. Non male vero?