Mi piace la foto, lo status, il post e la pagina. Mi piace, mi piace. I like, I like. Click, click.

Un tic digitale dall’effetto contagioso che pare colpire non solo i Facebook più o meno addicted, ma anche gli alieni del social giro di Mark Zuckerberg&friends; quei rari esseri umani, tipo mia madre, che, non sapendo usare il telecomando di Sky, non ci provano nemmeno a crearsi il profilo online. Anche loro, però, non sono indenni da quel like che dilaga in rete…

 

“Quindi Facebook serve a mettere foto e scrivere frasi per poi schiacciare mi piace?”.

“A grandi linee”.

“E se non ti piace?”.

“Non schiacci niente”.

“Beh, bisognerebbe mettere il tastino non mi piace”.

“Meno male che non hai Facebook”.

 

Botta-risposta madre-figlia di alto livello, senza dubbio, ma con un fondo di vero. Perché ogni tanto un non mi piace ci starebbe bene. Quando, per esempio, ti si illumina di rosso il bottoncino delle notifiche e ti compaiono 38738270 persone che ti invitano a “laikkare” 38738270 pagine, profili ed eventi… di cui ti interessa poco o niente. Ma va bene la promozione e passino le public relations. D’altronde anche le aziende più altisonanti tra un po’ non parlano più di fatturati, ma di mi piace incassati (e la cosa dovrebbe far pensare, se non tremare).

Quel che, però, mi colpisce e lascia perplessa è la sorprendente capacità di innescare “grandi” ragionamenti, riflessioni, dibattiti, conversazioni – oltre che l’argomento di un post, di questo mio post – di un mi piace su Fb. Chi l’avrebbe mai detto. Sicuro non io. Ma tant’è, questo è. E allora affrontiamo il tema e diciamo pure che esiste una sorta di dietrologia interpretativa – aiuto che paroloni! – di quello che dovrebbe essere un banale like virtuale. Sì, sì, è così.

Perché non si tratta soltanto di un semplice e immediato gesto, nato lì per lì, vedendo una foto simpatica o una frase che approvi, il link di un progetto che associ al lavoro dell’ultima settimana di un’amica o la canzone di cui non ricordavi il nome che trovi pubblicata in bacheca dal tuo ragazzo, preso da un impeto di social-passione. Non si tratta, cioè, soltanto di appoggio, buon umore, feeling, empatia. Anche, ma non solo e non sempre.

Esperti della rete, intesa ora come la rete a maglie larghe per attraccare, spiegano che siamo nell’era dei messaggi velati, dei codici criptati, dei segnali accennati. Bisogna andare oltre, leggere il messaggio tra le righe, interpretare l’alfabeto segreto che si nasconde in quel rapido-ma-pensato tocco di mouse. Una parabola di portata mondiale per dire in due parole che, se uno clicca mi piace a tutto quel che pubblichi, ci sta provando. E se una clicca mi piace a tutto quel che pubblichi, ci sta. That’s it? Mavvà. Ci sono casi ben più complessi e sottili, come questi cinque qua:

 

1. Mi piace segnale: A clicca mi piace sulla foto di B (in genere non quella del profilo, troppo scontata e gettonata) per lanciare un input, esprimere un apprezzamento, probabilmente un interesse.

2. Mi piace riflesso: A clicca mi piace sulla foto/post/status di B per far dispetto a C, certo che C monitori i suoi click.

3. Mi piace frecciatina: A posta qualcosa che potrebbe toccare B, e B clicca mi piace per dire ho visto, ho letto, ti metto il like, ma non ti commento, così non sai cosa penso.

4. Mi piace traverso: A posta una foto/frase/canzone/quel che è, B clicca mi piace e commenta, C, che ha un interesse per A, clicca mi piace sul commento di B, per dire ad A: ti seguo, ma senza esagerare.

5. Mi piace indiretto (questo è seriamente contorto-malato: per spiegarmelo la mia fonte-Fb-guru ci ha messo un po’): A posta una foto/frase/canzone/quel che è; B, C, D, E cliccano mi piace. F, che è invaghito di C, clicca mi piace sulla foto/frase/canzone/quel che è di A per farsi identificare/riconoscere/notare da C, nella cui cerchia virtuale è entrato, grazie a un mi piace comune.

 

Con questo mi fermo perché mi sta venendo mal di testa a girare per l’arzigogolato backstage di ‘sto mi piace. Anzi, no, stavo per dimenticarmene uno molto, molto importante: il mi-piace-al-mio-post. Beh, lo consiglio. Come funziona? Arrivi fin qui, vai su e clicchi un bel like! That’s it? Questa volta sì.