Lui formale, riservato, bonariamente distratto. Uno di quelli che per strada, se non ti saluta, non lo fa per posa né per puzza sotto il naso (o sopra i baffi, dipende dal punto di vista), ma perché davvero non ti vede e non ci fa caso.

Figlio unico vecchio stampo, ingegnere sul quadrato. Puntuale, ordinato, razionale, deciso e rapido nelle scelte. Di poche parole e con molti interessi. Nato non solo con la camicia, ma anche con la giacca e la cravatta: non un jeans nell’armadio, mai scalzo per casa. Buono come il pane e signore come pochi. Esteticamente non un figo senza pari, ma affascinante e destinato a migliorare con l’età.

Lei solare, espansiva e incredibilmente chiacchierina. Una di quelle che riesce a stare al telefono persino con la centralinista dell’Enel. Famiglia numerosa alle spalle, formazione super classica-umanistica, carattere estroverso. Dolce, sensibile, affettuosa, amante dello stare in compagnia. Casinara, tenace, ritardataria cronica, per una decisione che prende, mille ne disfa. Instancabile: mai ferma, tranne che per levarsi le scarpe all’ingresso di casa. Bella, davvero molto bella, e altrettanto golosa. Destinata a ingrassare col tempo anche perché capace di rispettare una dieta solo dal dopo-pranzo al pre-cena.

I due si incontrano. Non c’entrano niente l’uno con l’altra. Ma lui perde la testa per lei, che prima gli dà di lungo e in breve ci va a nozze. Letteralmente. Era il 30 giugno del 1974.

A più o meno un mese dai 40 anni di matrimonio questo lui e questa lei formano una coppia improbabile. Due metà per molti versi opposte, ma per tre figli unite. Un marito e una moglie singolari, due genitori speciali. Se per il tris di “malleabili creature” sfornate sono ugualmente impeccabili e presenti, tra loro, più che complici, sono complementari… nel senso che quello che piace all’uno tendenzialmente fa scappare l’altra, e viceversa; insieme coprono tutto, però. Non recitano la parte della coppietta sempre affiatata e in armonia – magari ogni tanto lo facessero! -, figurarsi smielata; e non ricalcano nemmeno il modello di matrimonio ideale, nel caso esista. Ma autentico sì, senza dubbio.

Così capita che se una strilla, l’altro finge di esser diventato sordo di colpo; se uno scompare per i suoi giri volutamente solitari, l’altra lo aspetta al varco con la spesa da fare a due di vendetta. No, no, loro non ci provano proprio a recitare né a incarnare quello che non sono. Piuttosto si mandano sonoramente a cagare. Ma cascasse l’Esselunga e il bookshop in Cairoli, loro sono marito e moglie da QUARANT’ANNI. E nonostante i caratteri, i gusti, gli interessi spesso agli antipodi, si sono fatti una promessa e non c’è giorno che non la rispettino (non particolarmente di moda né sempre facile e scontato farlo). Forse perché hanno ancora voglia di sapersi prendere e di venirsi incontro. O forse perché lui non sa cucinare e lei pagare l’Enel 😉

Fatto sta che insieme hanno vissuto momenti stupendi (tipo la mia nascita) e superato periodi difficili, hanno sofferto e hanno brindato, si sono appoggiati e scontrati, si sono ammalati e curati; si sono dati da fare e se la sono goduta. Si saranno impegnati, probabilmente a volte anche sopportati. Ma ancora ridono, battibeccano, scherzano, si chiamano, escono, partono. E mangiano insieme. Ogni giorno. Pranzo e cena. Il doppio tête-à-tête casalingo è indubbiamente carino: lui apparecchia mentre lei spadella e quand’è tutto pronto, se c’è qualche figlio, beh, lo chiamano e aspettano, altrimenti si siedono e, tra un piatto e l’altro, parlano più loro di mille coppie di trentenni al ristorante.

Gira e rigira, in un mondo di tradimenti, separazioni, divorzi più o meno flash, questi due tipi qua e queste loro nozze di rubino (o smeraldo, non l’hanno ancora capito) sono una rarità e s’hanno da festeggiar.