C’era un tempo in cui i telefonini non erano smart e gli unici messaggi che ci potevamo mandare erano sms.

Io appartengo proprio a quell’era mesozoica in cui avere un cellulare era da figli di papà, in cui Facebook non si sapeva ancora cosa fosse, ma in cui si cominciava a capire che quel telecomandone per parlarsi a distanza avrebbe cambiato le nostre vite amorose, irreversibilmente.

Io e la mia amica Fiora ci conosciamo da allora, dai tempi degli sms, e da allora per ridere abbiamo trasformato il nome di una funzione che aveva il Nokia – il “fu must have” di noi trentenni o giù di lì – in aggettivo caratterizzante di una certa categoria di maschi: “Gli uomini invia a molti”.

La funzione cui faccio riferimento è appunto l’ormai desueta ma intramontabile “Invia a molti” propria degli sms dei primi cellulari, che volendo si poteva usare anche nella sua accezione più ampia: “Invia a tutta la rubrica”… qualcuno l’ha mai usato?

Non che adesso non ci sia la possibilità di fare invii multipli, anzi, e infatti è proprio qui che andrò a parare a breve, ma il concetto di “invia a molti”, quando con “molti” la Nokia faceva (forse fa ancora?) pensare in maniera involontariamente comica a una moltitudine indistinta di ipotetici destinatari scelti a casaccio, per quanto mi riguarda, ha dato un nome a un genere.

Ma chi è l’uomo invia a molti? E soprattutto: come si fa a smascherarlo?

Noi antesignane di WhatsApp ci siamo spaccate la testa a interpretare gli sms dei nostri uomini e questo ci dà un grosso vantaggio competitivo su chi, come le giovani di oggi, si inonda di paroline gratuitamente.
Noi si pagava, ci stavamo attenti, usavamo poche lettere perché se no il messaggio finiva e ne pagavi un altro intero se sforavi.

Gli sms per noi ventenni nel 2000 erano cari, le parole erano care, e quindi si centellinavano…
Questo allenamento feroce al linguaggio criptato dell’amore digitato, dopo avermi devastato l’anima e il cuore per anni, mi ha lasciato un regalo: spesso riconosco “l’uomo invia a molti”.

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Si aggira fra i suoi simili indisturbato, sembra affidabile, in genere di buona famiglia, mediamente colto, ex bruttino, ha avuto il suo riscatto dopo la fine degli studi quando le ragazze hanno cominciato a trovarlo affascinante per via di quella ventiquattrore di Valextra e del colletto bianco.

Sarà perché l’insicurezza gli si è cucita addosso come una vecchia cicatrice, sarà perché la voglia di averne tante tutte insieme è la realizzazione perversa ma divertente dei suoi sogni da ragazzino, sarà perché ora è così facile portarsele a letto, sarà perché il benessere lo annoia a morte, sarà perché vuole farsi amare per il gusto di rifiutare, sarà perché è un bambino viziato con un buco in mezzo al petto impossibile da tappare, sarà quel che sarà ma “l’uomo invia a molti” tiene in piedi 5, 6, 7, 10 rapporti tutti insieme inviando gli stessi messaggi e le stesse foto a tutte.

Ultimamente ho avuto modo di approfondire il senso del suo comportamento con uno di loro e nel soggetto in questione, per esempio, la pratica “invia a molti” è così radicata da non consentirgli più di ricordare a chi ha mandato cosa.

Ha imparato che alcune domande o alcune foto fanno sentire una donna speciale, pensata e desiderata e quindi continua a reiterare con tutte lo stesso diabolico modello: domandina, fotina, battutina, buttate lì, ogni tanto e casualmente nel corso della giornata.

“Qualcosa succederà”, pensa lui.

“Vedi allora mi sta proprio pensando”, pensi tu.

Perché lo fa? Secondo me i motivi fondamentali sono almeno tre.

Il primo: portarsele a letto, ça va sans dire.

Il secondo: la noia.

Il terzo: fare così rende il primo punto molto più facile e veloce da far succedere.

Caratteristiche dell’“Uomo invia a molti”

1 – Manda molto spesso immagini generiche di se stesso o di cose che lo circondano, quasi mai cose che riguardano specificatamente voi due o qualcosa che avete fatto insieme.

2 – Pone domande generiche (Es. “Che fai?” Dove sei?”) in momenti assolutamente random della giornata: sa che qualcuna gli risponderà e punta su quello per arrivare a fare il pieno dell’autostima giornaliera che gli serve per arrivare fino a sera.

3 – Tende a ripetersi: per via del numero di rapporti che tiene in piedi fa fatica a ricordarsi a chi dice cosa.

4 – Alterna momenti di estrema gentilezza ad altri di assoluta indifferenza o nervosismo che non riesci a spiegarti: capita che si sia innervosito per colpa di qualcun’altra…

5 – Alterna giornate di puro stalkeraggio ad altre di silenzio totale; nei giorni in cui tace è molto facile che stia parlando con qualcun’altra.

6 – Chiama dopo giorni di silenzio con la tranquillità di uno con cui potreste appena aver finito di parlare.

7 – Raramente pone domande specifiche.

8 – Spesso mentre state chattando sparisce… in seguito adduce motivazioni legate al lavoro.

9 – Dopo i silenzi di ore riprende la conversazione senza batter ciglio, per lui il tempo fra una conversazione e l’altra è relativo.

10 – Se usa WhatsApp (questi sono i peggiori) elimina la possibilità di farvi vedere a che ora si è connesso l’ultima volta. Si giustifica dicendo che vedervi lì senza che gli rispondiate subito lo angoscia…

11 – Se vedete una ragazza vicina a voi che riceve un messaggio in contemporanea con voi.. beh… fatevi una domanda e datevi una risposta.